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La liberta’ non è star sopra un albero

| Antonio Finocchiaro | 2021
Cos’è la libertà?  Siamo davvero liberi? Difficile trovare risposte che ci soddisfino appieno. Come altri concetti astratti i possibili significati non sono decontestualizzabili e una definizione si perde nelle tante sfaccettature che attribuiamo. John Stuart Mill, filosofo inglese, tra I massimi esponenti del liberismo, affermò la necessità del rispetto dell’opinione e dell’azione di un singolo anche se diversa da tutto il resto dell’umanità. Nel suo “Saggio sulla libertà” sostenne che la libertà può essere limitata solo per evitare danno agli altri, l’individuo è sovrano su se stesso ma è responsabile del male che fa ad altri. Quella di Mill potremmo definirla una posizione di liberismo “radicale” riguardante la coscienza, il pensiero, i sentimenti, l’espressione delle opinioni, i gusti, la libertà di associazione e di unione a qualsiasi scopo, spingendosi fino a definire come tirannia della maggioranza qualsiasi forma di prevaricazione sulle minoranze anche se nel rispetto di leggi di uno Stato che spesso diviene eccessivamente invasivo. Pur nella sua radicalità dovette, però, accettare un limite la cui definizione, per la verità, rimane assai generica e filosoficamente debole e poco argomentata, implica, infatti, la definizione del “male” e del “danno” e non risolve quel limite insito nella democrazia che si basa proprio sulla dialettica della maggioranza e delle minoranze. Neanche Mill riuscì a superare il conflitto tra morale e potere che Socrate, molti secoli prima, risolse con la scelta del proprio martirio, un inno alla libertà morale ma nel rispetto delle leggi, un’affermazione della prevalenza del bene comune sopra ogni espressione individuale. Tornando all’epoca moderna dell’argomento si interessò un’altra grande mente, quella di Immanuel Kant, il quale diede un’originale re-interpretazione del concetto di libertà, ne modificò il significato cercando di arrivare a una definizione universalmente valida. Per Kant le idee astratte, come libertà, amore, i sentimenti in genere, sono dei particolari pensieri che, facendo riferimento a concetti che non possiamo sperimentare nella quotidianità, non potranno avere una concreta conferma. Non possiamo fare esperienza della libertà, non possiamo oggettivizzarla e ogni volta che noi inseriamo l’idea di libertà in qualche contesto, questa prenderà la “sua” forma. Cercando di analizzarla senza un contenuto della quotidianità a cui applicarla, ci sembrerà un concetto vuoto. La soluzione passa attraverso la nozione di coscienza interna che consiste nel senso del dovere riassumibile nella massima: “agisci come se la tua azione, una volta fatta, diventi legge”, così la libertà da entità astratta si concretizza nell’azione, la nostra libertà è possibile solo scegliendo di seguire la legge morale. Ci aiuta a comprendere Kant un grandissimo artista: Giorgio Gaber. Nel 1972 incide “La libertà” dove recita che, essa, non può essere trovata “in un uno spazio libero” individuale o nel fare ciò che si vuole ma nasce dal senso di responsabilità e dalla possibilità delle scelte che si realizzano all’interno della società. La responsabilità d’azione a cui si riferiva Kant mi sembra di grande attualità.
MACRO AREA TEMATICA
Cultura
BIBLIOGRAFIA
  • J.S.Mill, Sulla libertà, Bompiani, Milano, 2000;
  • I. Kant, Critica della ragione pratica, De Agostini, Novara, 2013;
  • Platone, Apologia di Socrate, CreateSpace, California, 2016