Chi dice donna… Olimpia Maidalchini
Avete mai sentito il motto “Chi dice donna dice danno”?
Donna-danno è stato spiritosamente inventato a metà ‘600 a Roma, quando fu scritto e attaccato su Pasquino, la più famosa statua parlante della città.
“Chi dice donna, dice danno / chi dice femmina, dice malanno / chi dice Olimpia Maidalchina, dice danno malanno e rovina”; questo testo voleva essere un avvertimento pubblico a Papa Innocenzo X, per fargli sapere che il popolo romano odiava sua cognata.
Ma chi fu Olimpia Maidalchini? Donna Olimpia nacque a Viterbo il 26 maggio 1591. Il padre voleva che la giovane figlia fosse rinchiusa in convento con le altre sorelle, affinché l’eredità della famiglia fosse consegnata al figlio maschio. Olimpia, per sottrarsi al controllo monastico, accusò il direttore spirituale di averla molestata, trascinandolo in uno scandalo che costò all’ecclesiastico la sospensione.
Così Olimpia sposò Paolo Nini, un borghese che la lasciò vedova dopo solo tre anni di matrimonio. Nel 1612, aveva 21 anni, Olimpia si affidò a un secondo marito, Pamphilio Pamphilj, (1564-1639) un nobile romano più vecchio di lei di 27 anni.
Olimpia afferrò al volo l’occasione unica di introdursi nel giro dell’aristocrazia romana; inoltre il fratello di suo marito, Giovanni Battista, era un uomo brillante e quando morì Urbano VIII Barberini, Giovanni Battista Pamphili diventò papa con il nome di Innocenzo X.
I testimoni del tempo dissero che Donna Olimpia fu la principale artefice dell’elezione a Papa di suo cognato. Quando Innocenzo X si insediò sul soglio pontificio, Olimpia divenne la dominatrice della corte.
Fu soprannominata “la papessa”: chiunque volesse incontrare o contattare il Papa, doveva passare dalla cognata (con una mediazione salatissima); si sparlava di lei dicendo che era molto più legata al cognato che al marito, che era avida, presuntuosa, tirchia. Donna Olimpia gestì traffici enormi, favorì chi la serviva o poteva essergli utile, accumulando enormi ricchezze.
Nel 1639 la Pimpaccia (altro soprannome) per la seconda volta rimase vedova. Per farsi consolare dal cognato papa Innocenzo X, Donna Olimpia ricevette, nel 1645, il titolo di principessa di San Martino al Cimino, le terre e l’abbazia di San Martino al Cimino e tante altre proprietà. La scalata prevedeva anche la sistemazione di suo figlio Camillo Pamphilj, facendolo cardinale, ma da lui ebbe forse il dispiacere più grande. Infatti il cardinale Camillo Pamphilj conobbe Olimpia Aldobrandini, e nonostante il parere contrario della madre, si fece dispensare dal papa e la sposò. Così Innocenzo X fu circondato da Olimpia Maidalchini, la papessa, e dalla moglie di suo nipote Olimpia Aldobrandini. Le due Olimpie ebbero scontri olimpici, ma tra di esse prevalse sempre la Pimpaccia. Quando morì il Papa, dopo aver dato tanto a quella donna non ebbe da lei nemmeno un funerale decente. Olimpia scappò in fretta da Roma, portandosi dietro casse piene d’oro e non volle partecipare alle spese mortuarie di suo cognato, dicendo che era una ‘povera vedova’. Nel 1657, Donna Olimpia morì in esilio, consumata dalla peste, nelle sue tenute viterbesi di San Martino al Cimino e fu sepolta sotto la navata centrale dell’abbazia di San Martino al CiminoRoma, curiosità
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- https://www.romasegreta.it/rubriche/personaggi-di-roma/donna-olimpia.html
- https://it.wikipedia.org/wiki/Olimpia_Maidalchini
- http://romacult.blogspot.com/2019/05/nella-roma-del-seicento-la-leggenda-di.html
- Percorsi femminili a Roma, Sulle tracce delle protagoniste della storia dell'arte, della cultura, della società - di Enza Plotino