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Ma tu la conosci la Befana?

| Marta Cesaritti | 2021

Poco dopo la nascita di Gesù, i Re Magi, partiti dall’Oriente, al seguito della stella cometa, si diressero verso Betlemme per rendere omaggio al Bambino con preziosi doni. Ad un certo punto la stella scomparve improvvisamente dal cielo ed i tre furono disorientati. Come ritrovare la capanna senza una loro guida luminosa? Sul punto di desistere dall’impresa, decisero di chiedere indicazioni ad una vecchina che incontrarono.

La donna gli mostrò la giusta direzione da seguire però, malgrado le insistenze dei Re Magi affinché si unisse alla comitiva per visitare insieme il Neonato, lei rifiutò e ritornò nella sua abitazione. In seguito, dopo essersi pentita della sua scelta di non averli accompagnati, preparò un cesto colmo di dolci e di ogni altra bontà e si mise in cerca di Gesù e dei Magi.

Fu così che, per ore ed ore, sì calò dai camini di ogni casa incontrata lungo il cammino, lasciando i dolci più deliziosi per i bambini che ci abitavano, nella speranza di visitare, anche il luogo dove abitava il piccolo Gesù. Ma tutta la sua fatica fu vana. Da allora, la Befana ogni anno, nella notte tra il 5 ed il 6 di gennaio, passa di casa in casa portando doni a tutti fanciulli sperando, di farsi perdonare per non essere andata con i Magi da Gesù.

La Befana è rappresentata, nell’immaginario, da una vecchietta con il naso lungo e il mento aguzzo, che viaggiando su di una scopa in lungo e in largo, porta doni a tutti i bambini. La famosa notte tra il 5 e il 6 di gennaio, sotto il peso di un sacco stracolmo di giocattoli, cioccolatini e caramelle (sul cui fondo non manca mai anche una buona dose di cenere e carbone), vola sui tetti e, calandosi dai camini, riempie le calze lasciate appese dai bambini, che da parte loro, preparano un mandarino o un’arancia e un bicchiere di vino. Il mattino successivo, oltre ai regali e al carbone per chi è stato un po’ più cattivello, i bambini troveranno il pasto consumato e l’impronta della mano della Befana sulla cenere sparsa nel piatto.

Come dice la famosa filastrocca “La Befana vien di notte con le scarpe tutte rotte/ col cappello alla romana/ viva viva la Befana!”, la Befana indossa un gonnellone scuro ed ampio, un grembiule con le tasche, uno scialle, un fazzoletto o un cappellaccio in testa, il tutto vivacizzato da numerose toppe colorate.

Originariamente la Befana, dunque, sarebbe nata come una superstizione, inventata dal popolo speranzoso in un buon raccolto. Secondo gli antichi romani a guidare le fanciulle volanti era Diana, dea lunare della vegetazione; per altri, invece, il compito spettava alla divinità misteriosa di Satia, nome che deriva dal latino satiaetas, cioè sazietà.

Il suo aspetto poco piacevole segue una leggenda, in cui la Befana, vestita di stracci, rappresenta la natura ormai spoglia che arriva portandosi via un anno “consumato”, vissuto, inevitabilmente punteggiato di pene e sacrifici che, la vecchietta, avrebbe il compito di spazzare via. Quindi il suo aspetto dimesso, sarebbe da mettere in relazione con l’anno trascorso, ormai pronto per essere bruciato per “rinascere” come anno nuovo, mentre l’uso di fare doni assumerebbe un valore propiziatorio per l’anno appena nato.
FOCUS
Tradizioni, Natale
BIBLIOGRAFIA
  • Storia e leggende di Babbo Natale e della Befana: origini, credenze e tradizioni di due mitici portatori di doni; Claudio Corvino, Erberto Petoia.
  • La Befana vien di notte... storia e filastrocche della tradizione.