Il disegno negli occhi del bambino
L’attività grafica infantile è considerata ancora oggi nella scuola come una forma minore di conoscenza, quasi fosse una competenza marginale e un’abilità di scarso rilievo. Tuttavia è importante sottolineare quanto essa accompagni costantemente il lungo processo di crescita del bambino e rappresenti per esso uno straordinario modo di fare esperienza del mondo.
Con il disegno il bambino impara dalla realtà per inventare una realtà completamente sua che non riesce ancora ad esprimere a parole ma che è fatta di emozioni profonde, paure, frustrazioni, bisogni affettivi, simboli e significati appresi. Il suo mondo interiore emerge nei primi scarabocchi che via via diventano sempre più evoluti fino a trasformarsi in veri e propri disegni di senso che consentono al bambino di esprimersi liberamente, in modo sincero, mettendo su carta la propria personalità in evoluzione ed il mondo nascosto ed inespresso che vive dentro di lui. Saper decifrare correttamente questo codice comunicativo aiuta i genitori, gli educatori e, in generale, le persone di riferimento a capire precocemente la natura del bambino, a comprenderne il carattere, il temperamento, le emozioni e i sentimenti. Anche un semplice scarabocchio tracciato da un bimbo di 2-3 anni può raccontarci qualcosa della sua personalità: il modo in cui il piccolo occupa lo spazio, i colori che usa, il tratto più o meno marcato ci danno informazioni importanti per compiere scelte educative rispettose delle sue naturali inclinazioni e potenzialità.
Tra i 12 e i 18 mesi il bambino inizia la sua attività grafica con lo scarabocchio. Gli scarabocchi denotano tre caratteristiche principali:
- sono disordinati, cioè sul foglio sono tracciati segni casuali tutti con direzioni diverse; i primi disegni dei bambini sono infatti prodotti con movimenti non controllati e ciò che appare è un insieme confuso e disordinato di linee, circolari o spezzate, più o meno marcate, in cui è difficile riconoscere immagini socialmente condivise
- sono omolaterali: i segni tenderanno a disporsi sul foglio sullo stesso lato della mano con cui il bambino impugna il colore. Questa caratteristica può essere rilevata solo osservando il bambino mentre disegna in quanto non è ancora lateralizzato, ovvero non ha ancora scelto la mano con cui impugnerà il colore ed è quindi possibile che cambi l’impugnatura più volte tra mano destra e mano sinistra. Inoltre è usuale che il bambino cambi posizione e direzionalità rispetto al foglio mentre disegna, cambiandone anche l’orientamentosono centrifughi: mentre scarabocchia il bambino muove il braccio con movimenti “centrifughi”, ovvero che partono dalla base del foglio – la parte più vicina al proprio corpo – per allontanarsi verso l’esterno, la parte superiore del foglio e la più lontana da sé.
Dallo stadio dello scarabocchio disordinato si passa a quello dello scarabocchio ordinato nel quale si iniziano a riconoscere delle prime forme alle quali non è tuttavia ancora possibile attribuire un significato condiviso. E’ comunque un’attività ludica motoria, in cui il bambino esprime energia vitale, ancora priva di intenzione rappresentativa e comunicativa che arriverà soltanto più tardi.
Nell’evoluzione del disegno infantile un posto di rilievo lo occupa la rappresentazione più diffusa: la figura umana. Questa si evolve con caratteristiche universali nel caso di sviluppo tipico, indipendentemente dall’etnia e dalla cultura di appartenenza anche se gli studi dimostrano la sussistenza di differenze tra maschi e femmine. Nel bambino matura la tendenza ad organizzare gli scarabocchi ormai in forme riconoscibili e si accorge che vi è un rapporto tra i suoi movimenti e i segni che ne derivano, approdando così finalmente allo stadio delle forme.
Il bambino disegna in maniera diversa la figura umana dotandola di caratteristiche ed elementi differenti in base alla fascia di età: a due anni rappresenta in genere il cosiddetto omino girino (cerchio non orientato sul foglio da cui si diramano quattro raggi che rappresentano gambe e braccia); a tre-quattro anni vi è un’evoluzione in omino cefalopode (grande cerchio orientato sul foglio da cui hanno origine braccia e gambe e arricchito di occhi, bocca e naso) mentre il primo abbozzo di tronco avverrà non prima dei quattro anni e mezzo. A cinque anni le gambe e le braccia possono diventare bidimensionali e sono collocate dal bambino correttamente sul tronco che diventa più grande della testa e vengono aggiunti ulteriori dettagli quali orecchie (spesso molto grandi), pupille, accenni di vestiti. L’orientamento del foglio è per lo più verticale. La figura umana diventa proporzionata solo a sei anni quando il bambino aggiunge il collo e a seguire le braccia che diventano un prolungamento naturale delle spalle e le mani e inserisce anche la figura in un contesto che diventerà via via sempre più ricco con lo sviluppo. La posizione prevalente della figura umana è quella frontale, orientata prevalentemente in posizione verticale e poggiata sulla base del foglio.
Il disegno della figura umana è una rappresentazione simbolica che si presta ad essere letta innanzitutto in un’ottica di adeguatezza rispetto all’età del bambino. In secondo luogo, vi sono alcuni elementi che richiamano delle considerazioni:
- uno stato emotivo mite e in armonia con la rappresentazione che desidera realizzare è tipica di un bambino che pone la figura al centro del foglio, occupando tutto lo spazio a disposizione e dunque di ampie dimensioni che tenderanno a ridimensionarsi dai sei anni in poi. La figura umana in questo caso viene realizzata a partire dalla testa per proseguire poi con i capelli, collo, braccia, tronco, mani, gambe e piedi e così via aggiungendo occhi, bocca, naso, ecc. così che il viso sarà completo di tutti gli organi di senso che permettono la comunicazione con il mondo esterno
- in relazione all’età. L’orientamento del disegno è con il foglio in verticale e poggia sulla base dello stesso o, dai sei anni, sulla linea di terra i colori non sono intenzionalmente o meno sempre presenti e, ove lo sono, rappresentano spesso l’espressione di emozioni;i dettagli con cui la figura viene personalizzata (barba, baffi, tacchi, orecchini, ecc.)elementi di contesto con i quali la figura è messa in relazione (altre figure umane, animali, case, elementi naturali e così via) raccontano il mondo interiore del bambino, le esperienze vissute, le emozioni ad esse collegate e il bagaglio di conoscenze.
Infanzia e adolescenza
Sviluppo della capacità grafica nel bambino
- Bernson M., Dallo scarabocchio al disegno, Armando Editore, Roma, 1978
- Cavara F. M., Il disegno nell’età evolutiva , Torino, Bollati Boringhieri Editori, 1986
- Edicusano (a cura), Manuale di Psicologia dello Sviluppo, Edizioni Edicusano, Roma, 2019
- Oliverio Ferraris A. Il significato del disegno infantile, Bollati Boringhieri, Torino, 2012
- (a cura) Mastroianni S., Dal bruco alla farfalla - Il significato del Disegno Infantile, Roma, Edizioni BluMedia, 2019
- Ricci C., L’arte dei bambini, Roma, Armando Editore, 2008