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La festa di Giano

| Marta Cesaritti | 2022

“Con l'esperienza dell'anno passato, guardiamo a quello che verrà”.

Il 1° gennaio ricorre il Capodanno e tutti ci auguriamo che ci porti qualcosa di buono. Come per altre tradizioni, durante il paganesimo, si usava festeggiare il dio Giano Bifronte, che aveva uno sguardo contemporaneamente al passato dell'anno vecchio (esperienza) e al futuro del nuovo (verso la progettazione del futuro).

Per questo motivo spesso Giano veniva rappresentato anche da una porta: entrando, si superava il passato; uscendo, si andava verso il futuro. L'idea di costruire il futuro, si accordava alla teoria e filosofia dell'Antica Roma: il dio presiedeva a tutti gli inizi, e la parola "gennaio" (Ianuarius) deriva proprio dal suo nome. Il dio bifronte, che non trova riscontro in altre mitologie, fu tipicamente italico e latino.

Nella riforma del calendario romano, Numa Pompilio dedicò a Giano il primo mese successivo al solstizio d'inverno, che con la riforma giuliana del 46 a.C. passò ad essere il primo mese dell'anno.

Giano presiede a tutti gli inizi e i passaggi e le soglie, materiali e immateriali, come le soglie delle case, le porte, i passaggi coperti e quelli con un arco, ma anche l'inizio di una nuova impresa, della vita umana, della vita economica, del tempo…

Giano è un “dio” ambivalente e si colloca fra le “divinità” di origine indoeuropea. A Roma era un dio antico e la base del pensiero religioso romano tutta rivolta a costruire un futuro possibile. Non esiste nelle religioni monoteiste, e nel cristianesimo in particolare.
Il simbolo di Giano Bifronte parla solo al Pagano Politeista perché solo in questa religione il religioso Pagano fonda il proprio futuro del quale è artefice partendo dalle esperienze che ha accumulato nel passato, in cui ha agito nel mondo in cui è nato. Solo il religioso Pagano può “farsi Giano” perché è consapevole di essere nato in un passato in cui è vissuto, è consapevole del perché di ogni sua azione ed è consapevole che ogni sua azione va a costruire un futuro possibile.
Portare l’emblema di Giano significa invitare le persone ad agire, facendosi  promotrici del loro futuro.

A questa divinità, i sacerdoti offrivano farro e focaccia per propiziare i raccolti del nuovo anno. Quello stesso giorno i Romani usavano far visita agli amici, scambiarsi doni, fare offerte di focacce e di incenso al dio dell’inizio.

Dimora del dio Giano era il Gianicolo, che in latino significa appunto “luogo abitato da Giano”. Da qui il dio avrebbe regnato sui primitivi abitanti del Lazio insegnando loro l’agricoltura, i costumi del vivere civile e il rispetto della legge.

Il tempio a lui dedicato nel Foro Romano rimaneva aperto in occasione di imprese militari e belliche, ma sbarrato in tempo di pace. Del tempio non ci sono resti; è rimasto solo una raffigurazione del tempio (chiuso) nel Foro su un moneta del tempo di Nerone.
MACRO AREA TEMATICA
Tradizioni, arte
FOCUS
Calendario, religione, Antica Roma