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L’importanza dell’inconscio nelle decisioni

| Antonio Finocchiaro | 2022
La ricerca di Freud era indirizzata inizialmente a una soluzione terapeutica per l’isteria ma anche all’elaborazione di una teoria generale che spiegasse sia il funzionamento della psiche che le cause delle patologie psichiche. Proprio nell’isteria abbiamo un esempio di patologia psichica che attraverso una conversione determina una manifestazione fisica. Freud riteneva che l’isteria fosse causata da un trauma psichico e che la mente nascondesse a se stessa la sofferenza che il trauma generava senza riuscire, però, ad eliminarla cosicché questa finiva per manifestarsi attraverso sintomi fisici. Questa osservazione presuppone che vi sia uno sdoppiamento della persona: da una parte quella cosciente che non ricorda la sofferenza e quella in cui la sofferenza è presente ed attiva.  Questo locus in cui i traumi si depositano rifiutati dalla coscienza incapace di gestirli, ha le proporzioni della massa nascosta di un iceberg rispetto a quella emersa determinando, molto più di ciò che comunemente si pensa, le nostre scelte, i nostri desideri, le nostre motivazioni. Si è ritenuto per molto tempo che i nostri giudizi, le nostre decisioni e anche le nostre scelte fossero dovute a processi di pensiero cosciente, non è dello stesso avviso J. Bargh che sostiene che le decisioni intuitive sono prese senza avere coscienza del processo di pensiero e quindi sono inconsce. Nel 2006 Ap Dijksterhuis e Loran Nordgren hanno formulato una “nuova teoria del pensiero inconscio” nella quale affermano che l’inconscio è molto più efficace nel risolvere compiti complessi rispetto al pensiero cosciente mentre il pensiero cosciente lo supera nelle attività che non necessitano di prendere in considerazione molte variabili, mettendo, così, in discussione il valore della razionalità uno dei fondamenti del pensiero occidentale. “Il pensiero cosciente è un punto focale, emana una luce intensa, ma illumina solo un aspetto particolare e ridotto del problema. Ha una capacità di elaborazione molto limitata. Il pensiero inconscio, invece, è più simile alla luce notturna della cameretta, proietta una luce fioca ma su tutto lo spazio decisionale senza focalizzarsi su nessun aspetto particolare”. (Loran Nordgren). Nonostante Freud fosse convinto che i comportamenti umani fossero la manifestazione di una elaborazione inconscia non si spingeva fino a ritenere che l’inconscio potesse essere il luogo dove affrontare le questioni più complesse. Dijksterhuis e Nordgren riprendendo l’idea di Freud sulla prevalenza dell’attività psichica inconscia ma spingendosi a sostenere che l’attività inconscia sia molto più efficace a prendere decisioni complesse. Ciò non significa che non vi siano attività e funzioni in cui la coscienza sia necessaria come nell’apprendimento o il pensiero logico-matematico anche se, tendendosi a concentrare su aspetti specifici, la coscienza genera pregiudizi escludendo molti elementi. Aldilà delle teorie e dei risultati sperimentali degli autori citati, è mia esperienza personale, condivisa da molti interlocutori da me intervistati in questi anni, come problemi e dilemmi che sembravano irrisolvibili nello stato di veglia trovassero soluzione al risveglio, dopo l’elaborazione notturna, luogo privilegiato dell’elaborazione inconscia.
MACRO AREA TEMATICA
Persona
FOCUS
Prendere decisioni, coscienza, inconscio
BIBLIOGRAFIA
  • Dijksterhuis Ap et al., On making the right chois: The Deliberation without attention effect, Science, 2006;
  • Bargh John, A tua insaputa, Bollati Boringhieri, 2017