Obesità, stigma e bullismo: tre parole su cui riflettere
L’obesità è uno stato fisico giudicato in modo fortemente sfavorevole nelle società occidentali contemporanee, sia dal punto di vista degli esiti per la salute dell’organismo, sia dal punto di vista estetico nonché da quello morale. Nell’ultimo quindicennio, la ricerca sociale statunitense ha evidenziato come nell’attuale immaginario collettivo nordamericano l’obesità sia associata, quasi esclusivamente, a qualità negative (Brylinskey e Moore, 1994; Puhl e al., 2011; Puhl e Brownell, 2001; Teachman et al., 2003). Nelle società è diffuso lo stereotipo che porta a percepire l’obeso come un soggetto pigro, crapulone, indolente, meschino, brutto, infelice, dotato di scarsa volontà, autocontrollo e autodisciplina, perlopiù impulsivo, inetto, poco collaborativo, socialmente isolato e, infine, sciatto e sudato (Puhl e Heuer, 2009; Roehling et al., 2008). Per di più, tale rappresentazione stereotipica e negativa dell’individuo obeso sembra essere anche ampiamente condivisa e accettata persino dalle stesse persone in condizione di sovrappeso e di obesità (Greener et al., 2010; Goodman e Whitaker, 2002; Latner et al., 2005; Puhl e Brownell, 2003a; Puhl et al., 2007) portando talvolta anche il soggetto stesso ad una percezione negativa di sé. L’obesità costituisce dunque, per i soggetti stessi, uno stigma ovvero una costruzione sociale, influenzata da fattori culturali, storici e situazionali, in grado di far percepire un individuo difforme rispetto alle aspettative e di condurlo, di conseguenza, a una svalutazione sociale, la cui portata è tale da esercitare un sensibile impatto sulla qualità e sul benessere nel suo corso di vita (Dovidio et al., 2000).
Quando si parla di stigma e discriminazione in relazione all’obesità, gli ambiti in cui si manifesta maggiormente il fenomeno sono:
- ü Scuola: stigma e bullismosono molto diffusi soprattutto in ambiente scolastico, superiore per livello di gravità ed incidenza anche alle forme di bullismo rivolte al sesso, alle preferenze sessuali e alla provenienza sociale. Può manifestarsi sul piano relazionale, sociale, fisico, verbale o tramite internet. Oltre al bullismo da parte dei coetanei, i bambini possono subire discriminazioni da parte degli insegnanti e degli educatori che, come dimostrano numerosi studi, capita spesso che possano avere nei loro confronti minori aspettative fisiche, sociali e di rendimento scolastico rispetto a quelle che hanno per i coetanei normopeso.
- ü Media: le rappresentazioni che i media fanno e divulgano rispetto ai bambini con peso in eccesso sono molto spesso stigmatizzanti, in quanto tendono a caratterizzarli come persone aggressive, impopolari, pigre, poco intelligenti e non sane, spesso oggetto di derisione da parte dei personaggi attraenti, magri e gentili. A questo va aggiunto che sono i media stessi che promuovono il “culto” del consumo di cibi poco sani in un’ottica di business e che, soprattutto per i bambini più piccoli, la pubblicità televisiva alla quale sono sottoposti spesso per ore, rappresenta una vera fonte di condizionamento.
- ü Famiglia: sembra paradossale ma anche la famiglia, sottoponendo il bambino a continue diete e restrizioni, contribuisce ad originare lo stigma sul peso, con conseguenze psicologiche negative a lungo termine che si protraggono anche in età adulta.
- ü Ambito sanitario: infermieri, medici, psicologi, dietisti possono avere un atteggiamento giudicante nei confronti dei pazienti sovrappeso o con obesità, diagnosticando condizioni psicologiche peggiori di quelle che in realtà sono e fornendo prognosi più negative rispetto a quelle dei pazienti normopeso.
- ü Social: sui social si può trovare il “fat shaming”, la tendenza ad offendere con aggressività e brutalità le persone obese.
Queste considerazioni fanno riflettere sulla necessità e forse l’urgenza di opportunità formative specifiche per le persone che operano in questi ambiti e per le famiglie. Spesso manca una formazione di base di tipo psicologico che permetta di trattare con pazienti sovrappeso con la dovuta sensibilità, specie quando i protagonisti sono bambini o ragazzi.
Il bullismo nei confronti dei bambini e ragazzi con obesità è un problema spesso presente soprattutto in ambito scolastico ad opera dei propri compagni e che richiede un’attenzione e una formazione particolare da parte di tutte le figure professionali coinvolte nei processi educativi e formativi.
I bambini che subiscono bullismo internalizzano il giudizio negativo rivolgendolo talvolta verso se stessi: in questi casi il rischio di malattie metaboliche è più alto, così come i casi di bassa autostima e alimentazione emozionale e incontrollata, che porta a cronicizzare il sovrappeso anche in età adulta.
Genitori e insegnanti dovrebbero prestare dunque molta attenzione ai segnali che indicano che il bambino è vittima di bullismo: alcuni di essi, tra i più evidenti, sono il rifiuto di andare a scuola o prendere i mezzi pubblici, una flessione nel rendimento scolastico, il rifiuto di svolgere attività sportiva, dolori alla testa o allo stomaco, difficoltà nel sonno. C’è da considerare inoltre che molti bambini tengono nascosti eventuali sintomi per vergogna o per paura della reazione dei bulli stessi.Infanzia e adolescenza
Obesità, stigma e bullismo
- Brylinskey J.A. & Moore J.C. (1994), The identification of body build stereotypes in young children, Journal of Research in Peersonality, 28, 170-181
- Dovidio, JF, Kawakami, K., & Gaertner SL (2000), Ridurre il pregiudizio contemporaneo: combattere i pregiudizi espliciti e impliciti a livello individuale e intergruppo. In S. Oskamp (Ed.), Ridurre pregiudizio e discriminazione 137-163.
- Goodman e Whitaker, (2002), Uno studio prospettico sul ruolo della depression nello sviluppo e nella persistenza dell’obesità adolescenziale. Pediatria 110, 497-504.
- Greener, J, Douglas, F & van Teijlingen, E. (2010), More of the same? Conflicting perspectives of obesity causation and intervention amongst overweight people, health professionals and policy makers. Social Science and Medicine, 70 (7), 1042-1049
- Latner J.D., Stunkard Un. J. & Wilson T.G. (2005), Studenti stigmatizzati: effetti di età, sesso ed etnia nella stigmatizzazione dell’obesità. Ricerca sull’obesità, 13, 1226-1231
- Puhl R., Brownell Kd (2001), Bias, discrimination, and obesity. Obesity Research, 9, 788-905.
- Puhl, R. M., Luedicke, J., & Heuer C. (2011), Weight-based victimization toward overweight adolescents: Observations and reactions of peers. The Journal of School Health, 81(11), 696–703.
- Puhl, R., & Brownell KD ( 2003 ), Origini psicosociali dello stigma dell'obesità: verso il cambiamento di un pregiudizio potente e pervasivo. Recensioni sull'obesità, 4, 213 - 227.
- Puhl R., Heuer AC (2009), The Stigma of Obesity: A Review and Update. Obesity, 17, 5, 941-964
- Puhl, RM, e Latner, JD (2007), Stigma, obesità e salute dei bambini della nazione. Toro. 133, 557-580.
- Roehling MV, Roehling PV, Odland LM (2008), Investigating the validity of stereotypes about overweight employees: the relationship between body weight and normal personality traits, Group Organisational Management, 33,392-424
- Teachman, B., Gapinski, KD, Brownell, KD, Rawlins, M., & Jeyaram, S. (2003), Dimostrazione del pregiudizio anti-grasso implicito: l'impatto del fornire informazioni causali e invocare l'empatia. Psicologia della salute, 22, 68-78