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Povertà educativa: una sfida ancora aperta

| Paola Matricardi | 2024

La ripresa delle attività scolastiche è sempre un periodo che ci sottopone a più stimoli, che ci induce a pensare con positività e con nuovi slanci ai mesi che verranno ma che al contempo ci inchioda a riflettere su problematiche estremamente complesse, difficili da affrontare e scardinare. Tra queste, il pensiero degli addetti ai lavori si posa insistentemente sul problema sempre aperto della povertà educativa.

Secondo Save the Children, che già nel 2014 aveva allarmato il mondo sui rischi di questo fenomeno in espansione, la privazione da parte di bambini ed adolescenti della possibilità di apprendere, sperimentare e sviluppare le proprie capacità ed aspirazioni equivale all’esclusione dalla possibilità di acquisire le competenze necessarie per vivere al passo con l’innovazione, la fluidità, la rapidità e l’accelerazione nella conoscenza che connotano oggi il nostro pianeta. La povertà educativa limita inoltre nella crescita della competenza emotiva, fondamentale nelle relazioni sociali e nella conoscenza ed espressione di se stessi.

Per poter parlare di povertà educativa occorre partire da una definizione ed in particolare da quella che la Fondazione Openpolis - che dal 2017 studia il fenomeno – ci offre: <<la condizione in cui un bambino o un adolescente si trova privato del diritto all’apprendimento in senso lato, dalle opportunità culturali ed educative al diritto al gioco>> (Openpolis, 2019). Vi sono dunque fattori di svantaggio culturale, ambientale, sociale ed economico che non ledono solo il diritto allo studio ma creano un vuoto nelle opportunità educative, sportive, di gioco, relazionali, incidendo in modo estremamente negativo sulla crescita del minore e sul suo futuro. Spesso il disagio familiare, la deprivazione materiale, la precarietà occupazionale generano ed alimentano questo fenomeno complesso e difficile persino da individuare e descrivere con precisione. 

Già nel 2019 dallo studio di Openpolis e dalle ricerche dell’Osservatorio Internazionale della Gioventù, emergeva che in Italia il 12,5% dei minori di 18 anni si trovava in povertà assoluta e che 1,2 milioni di giovani che viveva in famiglie con forte disagio economico era vittima del divario educativo che ne conseguiva. Le ricerche ancora oggi mettono in evidenza quanto forte sia la connessione tra status socio-economico-culturale della famiglia e i successi degli studenti. A fronte di minori opportunità di accesso all’offerta culturale ed educativa sin dalla fase prescolare, si registrano performance di livello nettamente inferiore alla media e fino ad arrivare al grave problema della dispersione scolastica. In Italia 1 giovane su 7 lascia gli studi senza raggiungere il diploma o una qualifica professionale e questo fenomeno sembra riguardare maggiormente le grandi città piuttosto che le zone rurali.

La problematica della povertà educativa sembrerebbe avere anche altre ripercussioni a breve e a lungo raggio: nel breve periodo il minore sente di non avere le medesime opportunità di altri coetanei con conseguente alimentazione di una scarsa autostima e gratificazione personale; a lungo termine si incrementa la possibilità che esso non riesca a sottrarsi alla medesima condizione di disagio della sua famiglia di provenienza, perpetuando così la problematica. 

Occorre mettere in campo politiche e strumenti efficaci che possano porre in primo piano il problema e sollecitare, nonché supportare, risposte creative da parte delle componenti della società civile e da parte di ogni cittadino. Vi sono alcune buone pratiche messe in campo negli anni da parte di diversi enti come ad esempio, solo per citarne uno, Save the Children che con la campagna “Illuminiamo il futuro”, ha avviato già nel 2014 diversi Punti Luce e cioè spazi ad alta densità educativa sorti nelle periferie più svantaggiate di alcune città, all’interno dei quali ragazzi tra i 6 e i 17 anni possono trovare gratuitamente occasioni formative ed educative. 

Si potrebbero citare numerosi altri esempi come questo di lavoro sul territorio che tuttavia sono insufficienti a contrastare nettamente il fenomeno. 

I dati statistici ci dicono che il numero dei bambini in povertà assoluta in Italia si è triplicato negli ultimi 10 anni e dunque occorrerà radicare urgentemente sui territori più difficili interventi efficaci che puntino a costruire resilienza nei soggetti più fragili per un futuro dove la ricchezza possa essere davvero e prima di tutto quella educativa.

MACRO AREA TEMATICA
Infanzia e adolescenza
FOCUS
La povertà educativa è un fenomeno in espansione che va urgentemente affrontato e arginato
BIBLIOGRAFIA
  • Openpolis (2019), Gli studenti svantaggiati e le disuguaglianze educative a scuola, https://www.openpolis.it
  • Openpolis (2019), La crescita dell’abbandono scolastico nelle città, https://www.openpolis.it
  • Openpolis e Con i Bambini (a cura di) (2019), Scuole e asili per ricucire il Paese. La presenza dei servizi per i minori in tutti i comuni italiani. Secondo rapporto nazionale sulla povertà educativa minorile in Italia, https://www.conibambini.org
  • Save the Children (a cura di) (2014), La lampada di Aladino. L’indice di Save the Children per misurare le povertà educative e illuminare il futuro dei bambini in Italia, https://www.savethechildren.it
  • Davide Basili (2020), Le povertà educative. Una bibliografia ragionata con i contributi degli studi sulla gioventù, in Orientamenti Pedagogici – ott-nov-dic/2020 p.103, Erickson