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I FALSI RICORDI

| BluMedia | 2024

Quando parliamo della nostra memoria dobbiamo iniziare screditando uno dei tanti convincimenti che accompagnano la nostra vita, difatti quando affermiamo di avere una memoria “infallibile” sbagliamo. La memoria infatti non è infallibile, anzi, il suo funzionamento, per ragioni fisiologiche o per persuasione manipolativa, è spesso fragile; proviamo dunque a comprendere quali possono essere, e come possono essere definiti, i criteri della sua attendibilità.

Il funzionamento della memoria umana è stato oggetto di molte ricerche nell'ambito della Psicologia e della neuroscienza.

Questi studi hanno dimostrato che la memoria è un processo complesso che coinvolge diversi sistemi cerebrali, generalmente possiamo descriverla come la capacità che ogni persona possiede in misura più o meno elevata di conservare le informazioni e, successivamente, di servirsene nel momento presente per affrontare le sfide che la vita gli pone davanti. Grazie alla memoria, possiamo in qualche maniera programmare le nostre azioni nel futuro, sfruttando le esperienze passate, per poter in qualche modo organizzare e strutturare ipotesi su quello che potrebbe avvenire in situazioni vissute come simili.

La memoria è stata divisa in diverse categorie, tra cui memoria a breve termine (che ha una durata limitata e non viene trasformata in memoria a lungo termine), memoria a lungo termine (che è più duratura e più stabile) e memoria autobiografica (che riguarda eventi e informazioni personali). In psicologia la memoria è considerata come un processo che affronta quattro fasi relative all’elaborazione delle informazioni ricevute dall’ambiente e dall’attività del pensiero: codifica, immagazzinamento, consolidamento, e recupero.

Già da questa prima descrizione, è possibile quindi vedere come la memoria non sia un processo volto a ripetere pedissequamente le informazioni accumulate, ma un processo di ricostruzione soggettiva e derivata di ciò che è stato immagazzinato e codificato.

“Ogni particolare memoria è un amalgama fra ciò che è stato codificato al momento dell'evento, le conoscenze di base all'interno delle quali l'evento è stato integrato, l'interpretazione del significato dell'informazione, l'adeguatezza delle strategie di recupero ed il contesto del recupero”

                                                                            (1999 Berliner e Briere)

Questo processo non può essere definito statico e strutturato, ma possiamo definirlo un processo di ricostruzione soggettiva della realtà che deriva da ciò che è stato immagazzinato e codificato; infatti, esso viene influenzato da diversi fattori ambientali e relazionali. Dato che La percezione della realtà, infatti, è soggettiva e la memoria, in termini di eventi reali, potrebbe essere falsa, in quanto soggetta appunto a distorsioni. Numerose ricerche hanno dimostrato che la sollecitazione di un atto di immaginazione può portare un individuo a produrre falsi ricordi, credibili persino all’individuo stesso che li produce, poiché sono organizzati come una possibile storia. È difficile determinare quanto di un ricordo riportato sia vero, parzialmente vero o totalmente falso. La memoria umana non è quindi riproduttiva, ma è ricostruttiva. Un ricordo perfettamente fedele in memoria potrebbe essere, in questa prospettiva, una sorta di utopia. Creiamo false memorie continuamente, ma non ce ne rendiamo conto, poiché ciò non va ad influire sulla nostra vita, visto che i ricordi sono ritenuti sufficientemente affidabili da non compromettere il nostro benessere.

In termini di attendibilità della memoria, la ricerca ha dimostrato che la memoria è più attendibile quando viene raccolta immediatamente, quando viene documentata in maniera dettaglia, quando viene valutata indipendentemente da altre fonti e quando viene ridotta l'influenza delle fonti suggestive; quindi, se il soggetto ha esperito un evento con i propri sensi, se l'evento è stato vivido e se la persona ha avuto il tempo di elaborare adeguatamente l'informazione. Vi sono diversi meccanismi per la distorsione o la creazione di falsi ricordi, tra cui: La suggestione, il contesto, l'emozione, il tempo trascorso, l’elaborazione della informazione.

Elizabeth Loftus è stata una pioniera nello studio dei falsi ricordi e ha dimostrato che la suggestione e la manipolazione del contesto possono influire sulla memoria umana e causare la creazione di falsi ricordi alterando le percezioni o le impressioni riguardo a un evento influendo sul ricordo, alterando così l'interpretazione dell’evento stesso.

La Luftus inoltre ha anche evidenziato con le sue ricerche, come tali falsi ricordi possono avere implicazioni significative in situazioni come i processi giudiziari, in quanto ha dimostrato che i ricordi possono essere influenzati da suggerimenti e interrogatori.

Oltre a dover considerare gli aspetti cognitivi, le difficoltà che si possono osservare sono quelle che si riferiscono alla dinamica sociale, vale a dire quell’insicurezza o quel turbamento che si provano nel trovarsi, durante un interrogatorio dinanzi a figure d’autorità come: funzionari di polizia, magistrato, psichiatra, psicoterapeuta e altri. In contesti non familiari, la possibilità di produrre falsi ricordi è altissima.

Parlando invece nell’ambito emozionale e la formazione di falsi ricordi, possiamo vedere come una forte componente emotiva, oltre al linguaggio, arrivi a generare il rischio di distorsione della realtà: tale rischio è tanto maggiore quanto emozioni come la paura o l’affetto entrino in gioco durante la narrazione riportata. Una persona che ha subito un forte trauma, tenderà a cancellare parte dei ricordi dell’evento nell’immediato, potendo recuperarli solamente dopo molto tempo e tramite intervento terapeutico, rendendo a occhi esterni la sua narrazione falsata o non del tutto attendibile.

In conclusione, possiamo sottolineare l’importanza che ha l’essere consapevoli di questi meccanismi relativi alla memoria e adottare pratiche che aumentino l’attendibilità della memoria stessa per garantire la precisione sia in ambito giuridico, ma soprattutto nella narrazione quotidiana del nostro vissuto che spesso tendiamo a distorcere, sia in positivo che in negativo, a causa di automatismi in noi ormai radicati.

Vorrei concludere con una citazione che probabilmente tutti noi dovremmo tenere a mente se desideriamo vivere nel qui e ora, ma soprattutto in piena consapevolezza:

“A volte i ricordi diventano il presente e il presente svanisce come un ricordo lontano”

                                                                                                                                          M. V. ManfrediAtkinson, R.C., Shiffrin, R.M. (1968). "Chapter: Human memory: A proposed system and its control processes". In Spence, K.W.; Spence, J.T. (eds.). The psychology of learning and motivation. Vol.
2. New York: Academic Press. pp. 89–195

D’ambrosio A. Supino P. LA SINDROME DEI FALSI RICORDI cosa sono in falsi ricordi, come individuarli e ridurre il rischio, FrancoAngeli, Milano 2014.

Gardner R. (2004), “La relazione tra la sindrome di alienazione genitoriale e la sindrome da falso
ricordo”, In Maltrattamento e Abuso all’Infanzia, Vol. VII

MACRO AREA TEMATICA
Persona
FOCUS
Psicologia
BIBLIOGRAFIA
  • Atkinson, R.C., Shiffrin, R.M. (1968). "Chapter: Human memory: A proposed system and its control processes". In Spence, K.W.; Spence, J.T. (eds.). The psychology of learning and motivation. Vol. 2. New York: Academic Press. pp. 89–195
  • D’ambrosio A. Supino P. LA SINDROME DEI FALSI RICORDI cosa sono in falsi ricordi, come individuarli e ridurre il rischio, FrancoAngeli, Milano 2014.
  • Gardner R. (2004), “La relazione tra la sindrome di alienazione genitoriale e la sindrome da falso ricordo”, In Maltrattamento e Abuso all’Infanzia, Vol. VII