I pericoli dell’Overthinking
Anni fa c’era uno spot sul mitico Carosello che pubblicizzava un famoso amaro così: Contro il logorio della vita moderna bevi Cynar! Già 50 anni fa si cominciavano ad avvertire gli effetti di una certa frenesia del vivere e delle conseguenze sul nostro stato psico-fisico. Cos’è il logorio della vita se non quello che oggi chiamiamo stress di cui uno degli aspetti è la presenza di troppi pensieri nella nostra mente che si accavallano, si ripetono compulsivamente e intrusivamente. La prima immagine che ci viene in mente è una testa piena di parole, di pensieri, di ragionamenti. Se dovessimo risolvere un problema sembrerebbe essere un vantaggio, anche se così non è, ma diventa uno svantaggio quando questi pensieri assumono la modalità ruminante: la mente inizia a pensare e in pochi attimi i pensieri diventano irrefrenabili. La conseguenza è un aumento dello stress accompagnato da sensazioni d’ansia e di rabbia e, ciò che è peggio, più cerchiamo di azzittirli e più si ripresentano mentre avremmo bisogno di silenzio. Molte persone sono convinte che una mente senza freni sia garanzia di controllo. Ma se chiediamo loro se siano in grado di eliminare i pensieri loro ritengono che ciò non sia possibile, anzi sono orgogliosi di avere una mente così occupata. In realtà l’overthinking è un grosso problema, non ci rende più intelligenti degli altri, anzi, procura molti danni. Impedisce, ad esempio, il problem-solving, contrariamente a quanto ritengono coloro che ne soffrono, infatti una mente troppo attiva non favorisce e non migliora le performance cognitive. Il primo grave danno è che il ruminare, in conseguenza di eventi stressanti, aumenta il rischio di depressione e di sintomi di ansia. Questo modo di reagire allo stress comporta un maggiore rischio per la nostra salute mentale. Non solo depressione e ansia ma anche disturbi dell’alimentazione e altri comportamenti autodistruttivi. Come è possibile intervenire dall’esterno sulla mente? La nostra mente e il nostro io sono due cose distinte e questo ci permette di fermare l’attività mentale. Non c’è un unico modo per fare questo, escludendo l’uso di sostanze psicotrope o di altri metodi estremi, lo si può fare utilizzando la meditazione e altri metodi che ci fanno entrare in uno stato di “flow”. Questo stato che nella nostra lingua traduciamo come flusso, viene definito anche come “esperienza ottimale”, uno stato di coscienza in cui la persona è completamente immersa in un’attività ed è caratterizzata da: focalizzazione sull’obiettivo, motivazione intrinseca, gratificazione nello svolgimento del compito. È possibile non pensare? la maggior parte delle persone risponderebbe di no ma chi utilizza tecniche di concentrazione che hanno anche evidenza terapeutica come il training autogeno, l’ipnositerapia e la stessa meditazione, sa bene che la focalizzazione su un oggetto sospende il pensiero. Se davvero noi siamo le nostre menti, allora abbiamo smesso di esistere o abbiamo avuto solo una mente silenziosa e sotto il nostro controllo? Nello stato di flow la mente smette istantaneamente di parlare e ciò ci induce a pensare che sia possibile, attraverso metodologie specifiche, anche evitare l’overthinking.
Persona
Controllo del pensiero
- Ashley Hill, Overthinking: How to Stop Worrying, Stress Management, Eliminate Negative Thinking and Control Your Thoughts, X-LIBRIS, 1995.
- Milton H. Erikson, E, Rossi, Ipnoterapia, Astrolabio, 1982
- Osho Rajneesh, Il Libro Arancione. Tecniche di meditazione. Edizioni Mediterranee, 1983.
- Mark Kaufman, Meditation Gives Brain a Charge, Study Finds, The Washington Post Company, 2005
- Yi-Yuan Tang Tang, et al., Short-term meditation training improves attention and self-regulation, Proceedings of the National Academy of Sciences, 2007.