Fuori dall’aula
Al termine di ogni percorso formativo è auspicabile comprendere il grado di soddisfazione dei partecipanti, il livello di acquisizione di determinati contenuti e l’apparente successo della formazione proposta; queste attività, pur essendo molto utili ai fini di una valutazione complessiva, tuttavia non danno la misura della reale efficacia dei processi e anzi, ad un occhio esperto, mettono in luce il limite strutturale che spesso si riscontra nella formazione tradizionale e cioè il trasferimento on the job. La maggior parte delle teorie e dei modelli in questo campo fanno riferimento al fatto che, senza un ancoraggio alla vita reale delle persone, non possa realizzarsi un vero e persistente apprendimento. Una buona formazione d’aula è efficace nello sviluppare nuove conoscenze e stimolare l’acquisizione di nuovi modelli cognitivi che dovranno necessariamente essere messi in pratica per potersi radicare nelle persone. Da una parte, come spesso sottolinea Marco Rotondi (accademico ed esperto di formazione outdoor), vi è anche la tendenza sempre più diffusa di voler apprendere senza fare alcuna esperienza, come se volessimo assimilare le proprietà del cibo che assumiamo senza passare per il processo digestivo, senza cioè far accrescere in maniera progressiva l’apprendimento grazie alla sua declinazione in varie opportunità esperienziali. Sembra quasi che si rincorrano ritmi di acquisizione sempre più veloci e sempre più carichi di stimoli senza mai completare il processo di assimilazione. La formazione tradizionale d’aula dunque, ha la prerogativa di stimolare l’apprendimento soprattutto a livello cognitivo ma spesso non ne accompagna il consolidamento. Ormai da diversi anni gli studi (in particolare nell’ambito delle neuroscienze) hanno puntato l’obbiettivo sull’importanza dell’emotività sia nella costruzione della motivazione ad apprendere, sia nella facilitazione e persistenza dell’apprendimento stesso. Fortunatamente sono sempre più diffusi dibattiti, ricerche, sperimentazioni per rendere la formazione più incisiva e si sono ormai da tempo intrapresi nuovi percorsi: l’autoformazione, la learning community, il work learning place, il coaching, l’outdoor training sono solo alcuni esempi di come la formazione possa divenire più efficace. Ciò che è richiesto nell’applicazione di queste metodologie fuori aula è sicuramente una grande sensibilità, creatività ed intuizione nel saper cogliere situazioni e opportunità da mettere a disposizione di chi apprende; capacità di lavorare sulla base motivazionale quale perno di efficacia; credere in una cultura dell’apprendimento continuo (lifelong learning) e in ogni contesto di vita (lifewide learning). Una formazione più incisiva è dunque possibile anche se richiede un grande cambiamento nel punto di osservazione da parte del formatore in modo da mettere al centro colui che apprende con le sue risorse, competenze, difficoltà, gusti, interessi, le sue esperienze vissute e il suo stile di vita.
Lavoro
- Rotondi M., Apprendimento Emotivo, FOR Rivista per la Formazione, N. 52 – 2002
- Rotondi M., Formazione Outdoor: apprendere dall’esperienza, Franco Angeli, 2004