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Il presepe nell’arte

| Marta Cesaritti | 2020

A partire dal IV secolo, la figurazione della Natività s’impone tra i temi dominanti dell’arte religiosa (sia pittura che scultura), ma anche in quella cosiddetta minore, in special modo nella produzione suntuaria: oreficeria, avori, tessuti, capolavori realizzati nel corso dei secoli per facoltose committenze religiose o laiche.

Sappiamo però, che grazie a San Francesco d’Assisi prese avvio la tradizione di testimoniare l’avvenimento della nascita di Gesù, col suo presepe vivente a Greccio nel 1223, episodio attestato anche da Giotto in un affresco.

Nel mondo dell’arte si può affermare che è quasi impossibile trovare un artista che non abbia, almeno una volta, creato un’opera inerente le vicende di Gesù. Infatti, la ritroviamo in quasi tutte le produzioni dei grandi maestri: sono tanti i capolavori di Natività o Adorazioni che ci hanno lasciato e che possiamo ammirare in tutta la loro maestria e spiritualità.

La più antica raffigurazione della natività ad oggi conosciuta si trova a Roma nelle catacombe di Priscilla ed è un abbozzo in cui la Vergine seduta con il Bambino in braccio ha accanto un profeta che indica una stella. Anche nelle catacombe di san Sebastiano troviamo la figurazione di un Gesù nato, solitario, dentro una cassa-culla guardato da due animali, che metaforicamente rappresentano il popolo ebreo e pagano.

Le scene dell’avvenimento che figurano sulle pareti delle catacombe e nei sarcofagi sono molto semplici, e comprendono: la Madonna; talvolta anche Giuseppe; il Bambino, più grande di un neonato, in atto di benedire; i Magi che offrono i doni, oro incenso e mirra; la stella a volte a forma di fiore o cerchio o rosone, che nel culto imperiale romano conferma la divinità di Gesù.

Però è a partire dal IV sec., - come dimostrano il dittico in avorio e pietre preziose del V sec. nel Duomo di Milano, i mosaici della Cappella Palatina a Palermo, del Battistero di Venezia e delle Basiliche di Santa Maria Maggiore e di Santa Maria in Trastevere a Roma -, la Natività diventa un soggetto importante nell’arte comunicativa del sacro. Di solito la scena compositiva “costruita” in base alle narrazioni presenta: una grotta, utilizzata per il ricovero degli animali, con al centro il Bambino Gesù, in un sarcofago (quasi a preannunciare morte e resurrezione); Maria distesa; in un angolo l’assorto Giuseppe e gli Angeli che portano l’annuncio ai pastori (la parte più emarginata del popolo); in lontananza i Magi venuti seguendo la stella dall’oriente e per sottolineare la realtà dell’incarnazione altri particolari, tratti dai vangeli Apocrifi.

Le rappresentazioni della Natività seguono un po’ la storia della fede ed in parte, quella dell’evoluzione del progresso culturale, tecnico e sociale dell’uomo. Gli artisti con queste raffigurazioni ci raccontano anche epoche, costumi, stili, paesaggi, tecniche esecutive, convinzioni, tradizioni popolari, cambiamenti etici, sociali ecc. Ad esempio: in alcune natività appaiono particolari paesaggistici di “rovine” o ruderi che hanno una valenza particolare: esprimono la tradizionale credenza pagana che quando una vergine avesse partorito, il Tempio della Pace a Roma sarebbe crollato - “Legenda Aurea”, di origine medievale - e trasla anche il vecchio mondo che crolla all’avvento di quello nuovo. Il numero tradizionale dei Magi di tre, numero sacro per eccellenza, dipende dai tre doni oro, incenso e mirra, triplice professione di fede in Gesù Re, Dio e Uomo.

Dal IV secolo un Magio è rappresentato inginocchiato; alla fine del XIII secolo, il primo Magio, a capo scoperto, è inginocchiato e in atto di deporre la corona ai piedi del bambinello divino, il secondo in piedi indica la stella al terzo; dal 1464 compare, ad opera del Mantegna, anche il re nero; dal XV sec, in riferimento ai Padri della Chiesa che ravvisavano nei tre Re i discendenti dei tre figli di Noè, i Magi assumono le sembianze delle tre razze umane, dei tre allora continenti e delle tre età dell’uomo: l’Europa, Baldassarre il più anziano; l’Asia, Melchiorre l’adulto, col turbante; l’Africa, il giovane di pelle scura, Gaspare.

Nel XVI e XVII sec. la Natività perde la ricca e affollata descrizione narrativa, assume un tono più strettamente legato alla religione. Il Dio incarnato, in mezzo alla scena, brilla così tanto di luce da respingere le ombre.

Dal XVIII sec. le opere prima danno spazio al sentimentalismo, poi alla fedele veridicità, di seguito scartano il valore religioso, fino ad arrivare a vere e proprie dissacrazioni.

La nascita di Gesù, nel mondo dell’arte e degli artisti, conserva il suo ruolo rappresentativo privilegiato, anche se, il tempo ne muta schemi compositivi, personaggi, paesaggi, mette il bambinello sulla nuda terra o su baldacchini dorati, asseconda estro, dà spazio a ridondanza, schematizza fin all’eccesso figure simbolo della Natività, perfino arriva allo sbeffeggio da sfiorare la blasfemia.

Ci sarebbe tanto altro da dire, per specificare e chiarire l’evoluzione della natività nel tempo, sia dal punto di vista artistico che da quello religioso…

Con questa infarinatura, ho cercato di sottolineare come la Sua venuta terrena abbia colpito l’immaginazione e in qualunque angolo del mondo non ha lasciato indifferenti né arte né artisti; ha trasmesso, valorizzato, magari ignorato i valori essenziali della fede, e da un inizio puramente evangelico/evocativo/simbolico, è diventata trasposizione di concetti/stili/tecniche senza mai aver perso il fascino, l’attrattiva. E questo qualcosa vorrà pur dire.

In storia dell’arte un’opera che rappresenta la nascita di Gesù è definita: Natività, se la scena presenta una capanna o grotta con bue e asinello, al centro il bambinello, ai lati Maria e Giuseppe; Adorazione se sulla scena figurativa compaiono pastori, magi o altri personaggi.
MACRO AREA TEMATICA
Arte
FOCUS
Natale, Presepe
BIBLIOGRAFIA
  • Presepi artistici e popolari, a cura di L. Zeppegno, I Documentari, De Agostini, Novara 1968.
  • Il presepe. Otto secoli di storia, arte, tradizione, a cura di P. Gargano, Fenice 2000, Milano 1995.
  • Il presepe e i suoi personaggi, a cura di F. Lanzi, G. Lanzi, Jaka Book, Milano 2000.