Il coaching e la psicoterapia: differenze e punti di contatto con l’approccio di Carl Rogers
Per la sua natura, il coaching viene accostato spesso ad altre metodologie, come la maieutica socratica, dalla quale, pur avendo punti di contatto, si differenzia per finalità e struttura.
Considerando i presupposti del coaching, ciò che esprime un coach professionista e i termini usati, troviamo dei punti di contatto ancora più forti e strutturali con la terapia di Carl Rogers.
Senza descrivere l’impianto teorico alla base della formulazione di questa psicoterapia vedremo invece analogie e differenze fra le due metodologie.
Rogers introduce l’uso del termine cliente al posto di paziente: era convinto infatti che la la persona avesse le risorse necessarie per poter esprimere la sua tendenza attualizzante, considerandola sana di fondo. Anche il coach crede che il coachee abbia le risorse di cui ha bisogno per raggiungere i propri obiettivi. Ciò in cui si crede è un punto cruciale nella relazione: i pensieri implicano emozioni che implicano comportamenti, compresi gli atti verbali e non verbali, praticamente impossibili da controllare in maniera conscia. Per Rogers, il cliente viene accettato senza pregiudizi per creare quella relazione empatica, ricca di fiducia e supporto che fa la differenza; allo stesso modo pensare, che un coachee sia carente manderebbe dei messaggi depotenzianti a più livelli rendendo inefficace l’intervento.
Una distinzione importante fra psicoterapia e coaching riguarda le caratteristiche dei clienti: il coaching può essere applicato solo a persone senza patologie o traumi, casi che richiederebbero un altro tipo di supporto professionale. Inoltre, nel coaching il focus è sul futuro e sul presente: il passato è esplorato solo per chiarire elementi rilevanti per l’obiettivo senza implicazioni terapeutiche.
Punti in comune ai due ambiti sono l’assenza di subordinazione gerarchica fra cliente e professionista e lo sviluppo della coerenza personale necessaria per creare una relazione vera: una persona è un sistema e l’esperienza, la percezione, il pensiero, interagiscono tra loro. Il coach e il terapeuta sono anche loro sistemi e se nell’interazione si agganciassero elementi di inconsapevolezza, potrebbero innescarsi delle dinamiche disfunzionali. L’uso del feedback puntuale, specifico e misurabile, permette di mettere in rilievo le eventuali aree di inconsapevolezza e esaminare le possibili alternative per allineare le proprie azioni verso l’obiettivo desiderato: il riconoscimento positivo condizionale è fine a se stesso e produrrebbe confusione senza apprendimento.
Patrick Williams, psicoterapeuta e coach MCC ICF, nell’articolo “Therapy Alliance” pone a confronto coaching e psicoterapia, con una metafora che ne descrive le differenze: due automobili si muovono su una spiaggia, una rompe un asse nel procedere e l’altra si impantana. La prima avrà bisogno di un traino e di una riparazione, è il caso del cliente in psicoterapia; la seconda necessiterà solo di un allineamento, una spintarella per ripartire, è il caso del cliente in coaching.
Per questo la formazione di un coach deve prevedere dei moduli per riconoscere ciò che sia gestibile all'interno del coaching e cosa no, per indirizzare in caso il cliente al professionista più adatto per la sua situazione.Persona, Lavoro
Coaching
- Rogers, C. R., Lumbelli, L., & Zucconi, A. (2007). Terapia centrata sul cliente. Molfetta (BA): La meridiana.
- Williams, P., & Davis, D. C. (2007). Therapist as life coach: An introduction for counselors and other helping professionals. New York: W.W. Norton &.