Formazione e cambiamento: il ruolo strategico della formazione nei processi di cambiamento delle organizzazioni di volontariato
Quando si parla di formazione nel volontariato si è soliti associare il termine a vari aspetti che la connotano: dalle modalità con cui viene proposta o fruita, alle tematiche che in essa si snodano, dai tempi di realizzazione a chi la propone, fino a chi veste i panni di destinatario. Altre volte si spendono alcune parole su come viene percepita dai volontari e sull’immaginario che ruota attorno ad essa: primo passo (e spesso unico) per l’inserimento dei volontari: trasferimento di competenze tecniche, e, in rari casi, riflessione e crescita nella motivazione personale.
Più raramente le riflessioni si spostano sugli effetti che essa provoca, anche perché ciò significherebbe impegnarsi costantemente, molto più a fondo e con precisi strumenti, in studi, verifiche e valutazioni a lungo termine che richiedono risorse e tempi che spesso volontari e formatori non hanno a disposizione.
Al di là dei risultati misurabili innescati dai processi formativi, si può comunque affermare che la formazione abbia una funzione strategica e sia uno dei principali fattori di attivazione di processi di cambiamento. Ciò è opinione condivisa in particolare per quanto riguarda il volontariato che, soprattutto oggi, sembra avere acquisito maggiore consapevolezza rispetto al proprio ruolo di componente sociale attiva e propulsiva e, pertanto, anche rispetto alla necessità di crescere.
Cercando di indagare sul perché il volontariato sia destinato a continue trasformazioni, viene spontaneo pensare al suo percorso storico. L’evolversi dei tempi, il mutare dei bisogni, il nascere di nuove povertà, l’aprirsi di prospettive e contesti diversi, hanno imposto al volontariato di trasformarsi anch’esso, di trovare altri spazi e dimensioni, idee ed energie nuove per dare risposte più adeguate.
Nel domandarsi, invece, in quale modo la formazione porti dei cambiamenti, si potrebbero dare più risposte ma certo è che essa attivi processi evolutivi legati principalmente a due dimensioni: da una parte quella dei contenuti dall’altra quella della relazione. I percorsi formativi infatti sono in grado di lasciare traccia nei volontari solo quando sono pensati come mezzi di trasmissione di contenuti ma anche come spazi di riflessione e di confronto. E’ proprio questo connubio che, operando in modo sinergico, genera mutamento. I corsi dunque diventano i luoghi dove è possibile acquisire competenze tecniche e specifiche per la gestione delle proprie attività e i tempi e le dimensioni in cui i volontari si incontrano, si confrontano, si sperimentano nelle abilità trasversali e nella relazione, si aprono ad una riflessione su se stessi, sul proprio modo di operare e sulle prospettive del loro impegno.
I livelli ai quali il cambiamento, attivato dalla formazione, si verifica sembrerebbero essere principalmente di due tipi: personale e organizzativo.
Lo scambio esperienziale ed emotivo, la condivisione della medesima scelta, l’acquisizione di nuove chiavi interpretative e di lettura del disagio e delle problematiche quotidiane, offrono indubbiamente al volontario una reale possibilità di crescita umana personale. La formazione, in questo caso dunque, oltre a rappresentare per il volontario una possibilità di maturazione in competenze e capacità, si traduce anche in una fondamentale spinta motivante.
Contestualmente e, soprattutto a partire dalla crescita personale dei volontari, si verifica l’evoluzione organizzativa che, oltre a riguardare la strutturazione interna che man mano diventa più definita e funzionale, ha come obiettivo l’offerta di un servizio sempre più accurato e maggiormente rispondente alle reali necessità territoriali. Attraverso la formazione, i volontari, dunque, colgono il senso della necessità di una seria strutturazione delle proprie attività, di una adeguata e professionale gestione delle risorse umane ed economiche, della programmazione puntuale dei propri interventi sul territorio, per offrire servizi che rispondano realmente ai noti criteri di efficacia ed efficienza.
A di là di queste considerazioni, in realtà, esiste un altro aspetto che merita una riflessione particolare: l’impatto sociale del cambiamento operato dalla formazione. A questo proposito, si può affermare che tale mutamento riguardi più ambiti del medesimo fenomeno ma certo è che esso sia traducibile, nella maggior parte dei casi, proprio nella promozione della cultura della solidarietà.
In questa ottica, per un’organizzazione di volontariato, promuovere la solidarietà su di un territorio significa dunque, prima di tutto, essere consapevoli che il proprio agire ha degli inevitabili riflessi sul contesto in cui si opera; in secondo luogo, significa riuscire ad esercitare un’influenza sulla cultura comunitaria locale nell’approccio al disagio e all’emarginazione, proporre e favorire la riproduzione di modelli concettuali ed operativi diversi e innovativi e, infine, instaurare stabili modalità di lavoro con le altre realtà territoriali e con la cittadinanza per migliorare globalmente la qualità della vita.
Cultura