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La pandemia nell’arte

| Marta Cesaritti | 2021

L’arte ci aiuta a pensare… ed è successo che durante il lockdown dell’anno scorso, online sono diventate virali le opere di grandi artisti come Michelangelo, Leonardo, Raffaello, Jacques Louis David, Caravaggio, Frederick Leighton, Magritte e Benjamin West… tutte a tema Covid, ma piene di ironia. In queste opere si leggono tanti messaggi, come chi minimizza l’infezione, c’è chi si lava le mani, c’è chi con mascherina si copre bene naso e bocca, c’è chi fa uso di gel disinfettanti, ecc.

Questo oggi ci fa sorridere, perché rende delle opere “classiche” assolutamente contemporanee e dà la possibilità a chi non le conosce, di metterle in relazione con quelle originali.

Ma ci sono anche delle opere, che sono state dipinti proprio nel momento di alcune malattie storiche, come il quadro “Peste” di Bocklin del 1898, e “Autoritratto dopo l’influenza Spagnola” del 1919 di Munch. Sono opere molto attuali anche se dipinte molte anni fa: Bocklin ci mostra un pipistrello (da cui dicono deriverebbe il Covid); quella di Munch, mostra lo stesso pittore con il volto ancora sofferente, nonostante sia sopravvissuto alla Pandemia.

  • Opera di Arnold Bocklin, Peste, 1898

La pandemia ha messo l’artista davanti alla sua ossessione per gli incubi di guerra, pestilenza e morte. Infatti Bocklin era un simbolista e nel dipinto illustra la sua personificazione della morte che cavalca una creatura alata, che è stata identificata con un pipistrello.

La tecnica utilizzata è la pittura a tempera, il colore predominante è il verde pallido, seguito dal nero e dal marrone; è un dipinto cupo e carico di mistero. Il mostro - che ha riferimenti anche mitologici - è collocato al centro, mentre gli infettati sono sparsi lungo la strada.

Il passaggio del mostro/peste è segnato da una nuvola polverosa, che probabilmente rappresenta il segno indelebile che la peste ha lasciato nella storia.

  • Edvard Munch, Autoritratto dopo l’influenza Spagnola, 1919

Durante l’influenza spagnola, morirono i pittori Gustav Klimt, Amadeo de Souza Cardoso e Niko Pirosmani, mentre Edvard Munch ha avuto l’influenza ma è sopravvissuto.
L’artista dipinse quest’opera nel 1919, cercando di descrivere la sua vicinanza alla morte. Nel dipinto, i capelli di Munch non sono acconciati e la sua carnagione è chiara, in uno stato di ripresa post influenza, mentre con il volto rivolto all’osservatore, sembra sorpreso di questa “incursione”, nel suo stato di sofferenza e ancora un po' di paura.
Qualche secolo prima, la peste ha cominciato a diffondersi intorno al 1346 dal nord della Cina ed in seguito si diffuse in Europa, quindi anche in Italia. Tra i simboli legati alla peste, la morte e la Danza della morte con Scheletri danzanti erano molto comuni nell’arte.
Giovanni Boccaccio scrisse nel Decameron (1353): “In seguito la vittima ha sviluppato una febbre acuta e ha iniziato a vomitare sangue. La maggior parte delle vittime è deceduta da due a sette giorni dopo l’infezione iniziale. Rapporti contemporanei parlano di fosse di sepoltura di massa scavate in risposta al gran numero di morti...”
La peste nera era un orrore medievale: per oltre 300 anni divenne una parte regolare della vita quotidiana in Europa. La storia europea tra il XIV e la fine del XVII secolo fu segnata dalla peste che periodicamente devastava le città. Molti artisti ne rimasero colpiti e morirono, altri come Tintoretto cercarono di combatterlo con l’arte. Lui dipinse le sue più grandi opere nella Scuola Grande di San Rocco a Venezia, un edificio dedicato a un santo protettore della peste.

MACRO AREA TEMATICA
Arte, cultura, pittura
FOCUS
Arte, pandemia
BIBLIOGRAFIA