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La società liquida è evaporata

| Antonio Finocchiaro | 2021

Zygmunt Baumann alla fine del secolo scorso osservando gli effetti della globalizzazione e i fattori della “postmodernità” descrisse una società sempre più incerta cosicché fra i titoli della sua fiorente produzione ricorreva spesso l’aggettivo “liquido”.

La società descritta vive per il consumo, trasforma tutto in merce e persino le relazioni sono “uso e getta”.

Gli individui, senza più valori di riferimento, tentano di riempire i vuoti con l’apparire e si rivolgono ad un consumismo che più che il possesso ha come obiettivo l'utilizzo di oggetti che in breve diventano obsoleti, creando nuovi bisogni, in un circolo vizioso che non fa che aumentare il vuoto e l’insoddisfazione.

La sua critica relativamente a questa mercificazione dell’esistenza e all'omologazione planetaria, lo porterà alla definizione di una nuova specie quella dell’ “Homo consumens”.

Bauman ci ha lasciati all’inizio del 2017, sono passati poco più di 4 anni ma forse lo stesso autore che scriveva “il cambiamento è l’unica cosa permanente e l’incertezza è l’unica certezza” non immaginava che quei cambiamenti avrebbero subito una tale accelerazione da rendere la società sempre più rarefatta: da liquida a gassosa.

Dopo le incertezze della postmodernità improvvisamente abbiamo scoperto la fragilità, le nostre convinzioni megalomani sono crollate di fronte a un nemico talmente piccolo da essere invisibile e per questo così difficile da combattere. Prendere coscienza delle illusioni di onnipotenza rispetto alla natura, ci ha fatto comprendere l’esistenza di un unico destino individuale e collettivo.
La sensazione predominante è la perdita del controllo a cui segue la rassegnazione, un adattamento passivo e, spesso, depressivo. La riduzione delle libertà, una recessione economica che sta portando alla chiusura di tante imprese e alla perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro sono fonti di angoscia e di insicurezza. Smarrimento, paura, collera sono i sentimenti diffusi che minano la salute mentale, i rapporti interpersonali e persino il sistema immunitario.

Martin Seligman definisce “impotenza appresa” la conseguenza della mancanza di controllo sugli eventi, una condizione che abbassa le performance cognitive, diminuisce l’autostima e l’autoefficacia.

Albert Bandura definì l’autoefficacia “la convinzione degli individui nelle proprie capacità di mobilitare la motivazione, le risorse cognitive e i comportamenti necessari per esercitare un controllo sugli eventi della vita”, Il successo delle strategie di coping, centrate sul problema, il cui obiettivo è riuscire a padroneggiare le situazioni di stress dipendono molto proprio dall’autoefficacia, oltre che dalla focalizzazione sul problema, dalla regolazione delle emozioni e dall’aiuto sociale.

Strategie di coping inadatte portano a un sollievo temporaneo ma non risolvono i problemi di fondo; fra queste: evitamento (non parlare del pericolo), negazione (diminuzione del pericolo), pensiero magico (pregando ci si salva), distrazione mentale (passare il tempo ai videogiochi, ecc.

MACRO AREA TEMATICA
PERSONA
FOCUS
PSICOLOGIA SOCIALE
BIBLIOGRAFIA
  • Bauman Zygmunt, Il buio del postmoderno, Reggio Emilia, Aliberti, 2011; La società dell'incertezza, Bologna, il Mulino, 1999; 
  • Modernità liquida, Roma-Bari, Laterza, 2002; 
  • Seligman Martin, La costruzione della Felicità Paperback edition, 2004, Free Press; 
  • Bandura, A. (1997), Autoefficacia: teoria e applicazioni.  Edizioni Erickson, Trento, 2000