Skip to main content

Gioventu’ dimenticata nello sport

| Antonio Finocchiaro | 2021

Nel dibattito pubblico, durante la pandemia, i più dimenticati sono stati i bambini, gli adolescenti e i ragazzi più grandi, quest’ultimi considerati, perlopiù, per i comportamenti trasgressivi alle regole del distanziamento sanitario.

Che i minori fossero abbandonati a sé stessi, non è conseguenza della pandemia, le analisi sulle condizioni a cui la gioventù è stata sottoposta in questi lunghi mesi hanno messo in evidenza un fenomeno celato dalla diffusa idea che, oggi, ci sia una grande e spesso eccessiva attenzione verso i bambini.

La ricreazione seduti nel banco non è solo dovuta alla necessità del distanziamento, ma è divenuta una consuetudine in tante scuole, anche prima della pandemia, dove gli insegnanti non vogliono rischiare di avere conseguenze legali da una caduta o da un paio di occhiali rotti.

Bambini e ragazzi poco considerati da genitori spesso assenti ma sempre sul piede di guerra quando devono contrapporsi a insegnanti un po' succubi e a volte poco inclini ad assumersi, anch’essi, le proprie responsabilità.

L’individualismo sempre più diffuso e accentuato e generazioni di genitori/Peter Pan hanno fatto dimenticare che i bambini sono la garanzia che possa esistere un futuro.

La gioventù dimenticata è stata ed è vittima del lockdown, lo testimoniano i racconti dei genitori, degli educatori e tanti report di psicologi che evidenziano i traumi vissuti in ambienti circoscritti, in isolamento sociale e non raramente con situazioni familiari conflittuali sino a generare comportamenti violenti.

Una particolare condizione l’hanno dovuta subire i giovani atleti che oltre a rinunciare alla scuola in presenza hanno dovuto rinunciare anche all’attività sportiva.

Non è mai scontato rimarcare l’importanza nella formazione dei giovani dello sport che, in una logica sistemica, dovrebbe essere maggiormente integrata con quella della scuola e con quella familiare.

Le giovani e i giovani atleti, più abituati alla disciplina sportiva e per questo spesso più rispettosi delle regole, hanno quindi subito una condizione che hanno percepito come “punitiva”.

Questa percezione, unita alla mancanza di motivazioni legate a una sana competitività e a un sano agonismo inducono a una sensazione di defraudazione con la conseguenza di possibili abbandoni dell’attività sportiva stessa.

Chi, come me, che ho esperienza diretta dei campi delle scuole di calcio, non può che osservare da una parte la grande voglia di ritornare pienamente in campo con i consueti riti, dall’altra la volontà di sottrarsi a situazioni divenute ansiogene.

L’abbandono dello sport, fenomeno parallelo a quello scolastico, pur avendo conseguenze sul benessere psico-fisico dei giovani con il pericolo di condizionare il loro sviluppo, non è l’effetto più grave se si considera che, come ha dichiarato il primario del reparto di neuropsichiatria infantile dell’ospedale Bambin Gesù di Roma, i tentativi di suicidio tra i ragazzi tra i 12 e i 18 anni sono aumentati del 30% e le cause più dichiarate sono proprio la mancanza della scuola e dello sport.
MACRO AREA TEMATICA
Infanzia e adolescenza
BIBLIOGRAFIA
  • Leonardo De Cosmo, Bambini dimenticati, Mind, n. 125 (2021), pp. 48-55;
  • Anna Oliverio Ferraris, La gioventù sospesa, Mind, n.125 (2021), pp. 56-63