Tempo e spazio dell’infanzia
Nonostante la nuova sociologia abbia posto ormai da anni le basi per una diversa interpretazione della dimensione infanzia e del bambino, oggi visto come attore ed interprete della propria esistenza, la relazione adulto-bambino è ancora di impostazione tradizionale, prevalentemente educativa, in cui il bambino viene visto come soggetto in divenire di contro ad un adulto considerato come soggetto in essere. Ciò comporta che gli adulti vedano il bambino essenzialmente come portatore di bisogni che essi stessi sono chiamati a soddisfare per vedere concretizzato e realizzato il proprio ruolo genitoriale. Non sfugge ad un’analisi delle decisioni che gli adulti prendono la natura prettamente adultocentrica, basata sulle esigenze dei genitori piuttosto che dei bambini e contro le quali questi ultimi talvolta tentano una resistenza o una contrattazione.
Oggi buona parte degli studi sull’infanzia sono caratterizzati da questa impostazione critica e pongono sotto la lente il modo in cui i bambini fanno esperienza del tempo e dello spazio.
Per quanto concerne il tempo, da una parte vi sono delle proprietà strutturali che fanno riferimento ad un ordine temporale della società in un dato periodo (come gli orari della scuola), dall’altra vi è l’esperienza soggettiva del tempo (come le azioni quotidiane informali) in cui i bambini si immergono. Gli adulti si ritrovano così a strutturare, talvolta in maniera rigida e insensata, il tempo dei propri figli costretti a fare sempre esperienze diverse, in luoghi differenti, e a riempire incessantemente ogni attimo della loro giornata. In sostanza, si è passati da uno spazio temporale libero a un regime in cui il tempo è fortemente istituzionalizzato.
Anche lo spazio risponde alle medesime logiche. Vi sono luoghi per i bambini creati per loro dagli adulti supponendo delle esigenze e dei bisogni specifici da soddisfare per garantire una crescita appropriata (musei, ludoteche, palestre, laboratori ecc). Spesso sono spazialmente limitati e nascono talvolta da paure derivanti dallo spazio urbano, dal senso di incertezza e di rischio tipici della società post-moderna che pone, come fine ultimo di molte società, l’incolumità ed il benessere dei bambini stessi. Oggi il bambino è diventato invisibile, difficilmente si vede all’esterno o a giocare per la strada in libertà come avveniva un tempo. Tuttavia i bambini, nonostante le pressioni, tendono a crearsi degli spazi che hanno per loro un significato, anche emotivo, e un’identità; sono gli angoli, all’interno dei luoghi per bambini, in cui si sentono liberi di muoversi e di viaggiare con la fantasia, lontani dallo sguardo dell’adulto. Queste riflessioni forse portano ad una conclusione: gli adulti dovrebbero iniziare a confrontarsi con i bambini e non più con la loro idea di bambino.Infanzia e adolescenza
- Z. Bauman, 2002, Modernità liquida, Laterza, Bari
- C. Satta, 2012, Bambini e adulti: la nuova sociologia dell’infanzia, Carocci, Roma
- L. Sciolla, 2012, Sociologia dei processi culturali, Il Mulino, Bologna