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Tra necessita’ e dipendenza patologica nell’uso della tecnologia digitale

| Antonio Finocchiaro | 2021
E’ frequente che genitori di adolescenti, preadolescenti e di bambini anche in età prescolare, debbano intervenire giornalmente e più volte per limitare l’uso di strumenti digitali che si protrae per molte ore al giorno fino ad assumere i connotati di vera propria dipendenza patologica. Il fenomeno riguarda soprattutto l’uso dello smartphone, che è il mezzo più disponibile, ma osserviamo una sempre maggiore diffusione di strumenti connessi. Il controllo genitoriale è spesso scarso, gli abusi di utilizzo e i pericoli di una connessione non controllata sono diventati un problema sociale da porre all’attenzione delle Istituzioni educative e di chi si occupa di salute: medici, neuropsichiatri, psicologi e pedagogisti. Nir Eyal, ex docente di Stafford e autore di best sellers tra cui “Creare prodotti e servizi per catturare i clienti”, scrive: “Il vero motivo per cui noi continuiamo a scorrere la bacheca di Facebook o di Instagram è perché attendiamo la nostra ricompensa, esattamente come il piccione di Skinner”. Le aziende produttrici di smartphone e di App (es. Facebook) si avvalgono di “ingegneri dell’attenzione” per creare "esche" che inducono l'utente a non staccarsi dal dispositivo e così a governare i meccanismi della mente. Tutti siamo possibili “vittime” ma la parte di popolazione più fragile e la più esposta a subire gli effetti negativi sono i bambini e i ragazzi fino all’adolescenza e oltre. D’altronde non si possono negare i vantaggi e le opportunità che la rete ci offre e comunque un ritorno al passato non è ipotizzabile. Gli interventi educativi che si limitano a impedire l’uso dei mezzi o peggio ancora a utilizzarli come ricatto educativo finiscono, paradossalmente, a rinforzarne la dipendenza. Tutte le istituzioni educative sono chiamate a interventi adeguati a contrastare gli abusi senza limitare una “sana” fruizione. La vulnerabilità dovuta a una struttura psicologica in sviluppo o a una personalità pre-morbosa, secondo le più recenti teorie eziopatogeniche, sono condizioni che possono causare forte dipendenza e indurre stati di onnipotenza in cui l'individuo sperimenta il pieno controllo sulla realtà virtuale. Harvey Milkman, professore di Psicologia all’Università di Reykjavik, esperto nelle dipendenze da alcol, tabacco e sostanze psicoattive, collaborò con scienziati islandesi negli anni ’90 al contrasto degli abusi fra gli adolescenti; conclusero che queste sostanze provocano processi biochimici nel cervello che favoriscono la dipendenza. Questi processi si attivano anche quando comportamenti abitudinari, per frequenza e tempi, finiscono per avere prevalenza e importanza nella vita delle persone. Il Governo islandese decise di offrire programmi di masterclasses gratuiti di danza, musica, disegno e di sport, attività che attivano processi biochimici simili a quelli su descritti. Questa offerta formativa contribuì alla diminuzione delle dipendenze fra gli adolescenti, nell’arco di 20 anni il consumo di bevande passò dal 48% al 5% e quello del tabacco dal 23% al 3%. Anche nelle Digital Addiction sarebbero necessari programmi e interventi di questo tipo. La Scuola Pubblica, in collaborazione con Enti culturali e sportivi del Terzo Settore, dovrebbe essere il luogo privilegiato.
MACRO AREA TEMATICA
Persona
FOCUS
Dipendenze
BIBLIOGRAFIA
  • H.B.Milkman ed altri, Craving for Ecstasy and Natural Highs,Cognella Academic Publisher;
  • Nir Eyal, Ryan Hoover, Creare Prodotti e Servizi per catturare il cliente, Modelli di Business.