Dalla mente alla matita
La competenza grafica è una delle caratteristiche più creative dell’infanzia e della mente umana in genere ed è, insieme alla competenza simbolica, una delle capacità che contraddistinguono gli esseri umani.
Attraverso l’attività grafica il bambino può esprimere in modo immediato non solo i propri bisogni affettivi ma anche la sua personale modalità di rapportarsi con il contesto in cui si trova a vivere, la rappresentazione del proprio mondo interiore, i simboli e significati interiorizzati, i tratti della sua personalità in formazione, il livello di sviluppo di abilità di programmazione del gesto motorio, elementi questi estremamente utili soprattutto nel momento in cui si renda necessario interpretarli e studiarli. E’ noto infatti come il disegno diventi un valido procedimento per l’identificazione precoce di disagi o traumi esperiti dal bambino. Le abilità grafo-motorie che si osservano in età prescolare sono precursori delle abilità di scrittura che si svilupperanno in età scolare e, in virtù di questo, laddove vi siano segnali di sviluppo atipico nelle abilità grafiche, è possibile il riconoscimento precoce di difficoltà prima dell’ingresso alla scuola primaria. Vi sono poi studi come quelli condotti da Anna Oliverio Ferraris (2012) che sono incentrati sul fatto che esista un parallelismo tra il disegno e il sogno. Come nel sogno, nel disegno il bambino esprime liberamente e senza inibizioni gli oggetti, sé stesso, le relazioni con gli altri e le proprie esperienze, anche traumatiche. Da qui, la funzione catartica, liberatoria e terapeutica del disegno.
Il grafismo affonda le sue radici nella manipolazione, vale a dire nella capacità di prendere un oggetto in mano e di poterlo adoperare ed è per questo che è considerata una competenza fondamentale senza la quale sarebbe impossibile riuscire a muovere una matita su di un foglio. Essa rappresenta l’evoluzione del riflesso di presa che scompare quando il bambino perviene alla presa volontaria vera e propria. In questo periodo precedente si hanno quindi 3 tipologie di avvicinamento che coinvolgono in sequenza spalla, gomito e polso fino ad arrivare ad un perfezionamento intorno agli 8 mesi. A sei-otto mesi il bambino è in grado di lasciare cadere volutamente un oggetto e ad un anno può programmare la direzione del movimento grazie al differenziarsi di prensione e vista che collaborano garantendo una percezione visiva fondamentale per afferrare gli oggetti. La mano finalmente è controllata e si ottiene:
- raggiungimento (avvicinare la mano all’oggetto)
- afferramento (prendere l’oggetto)
- portare a sé l’oggetto.
In sostanza è grazie alla maturazione del sistema nervoso e della capacità motoria fine che il bambino inizia a poter controllare i suoi movimenti e a seguirli con lo sguardo: aumenta la coordinazione tra i movimenti del braccio, della mano e lo sguardo e migliora anche la capacità del bambino di mantenere l’attenzione sull’attività che sta svolgendo.
La manipolazione dunque è elemento fondamentale che ci consente di adoperare un qualsiasi strumento così come avviene, ad esempio, per una matita impugnata da un bambino. Siamo così di fronte all’attività grafica, al disegno, che, come sosteneva Maria Montessori, è l’esercizio per eccellenza per l’educazione della mano (da lei considerata organo della mente e strumento espressivo dell’umana intelligenza) in quanto ha lo scopo di prepararla a scrivere.
Vi sono diversi elementi che cooperano nell’attività grafica: la capacità di percezione e rappresentazione del contesto in cui vive il bambino, l’analisi visiva degli stimoli, la postura, l’impugnatura della matita e la programmazione dei gesti.
Gli studi condotti sino ad oggi hanno evidenziato l’individuazione di cinque tappe di evoluzione delle abilità grafiche del bambino in età prescolare:
- 12-18 mesi: uso della matita sul foglio con una presa a pugno e sperimentazione (prima casuale e poi intenzionale) della possibilità di lasciare una traccia di sé sul foglio. Queste prime produzioni prendono il nome di scarabocchi
- 2 anni: scarabocchio circolare; il bambino è in grado di imitare tratti verticali e orizzontali
- 3 anni: copiare un cerchio. Disegnare liberamente
- 4 anni: copiare immagini più complesse come una croce o una scala; compare un rudimentale abbozzo di figura umana corredata di alcuni elementi come testa, occhi, bocca, gambe, braccia
- 5 anni: affinamento disegno figura umana con l’inserimento di ulteriori dettagli; è in grado di copiare semplici figure geometriche piane come un triangolo o un quadrato
- 6 anni: la figura umana è completa e il bambino riesce a svolgere attività di pre-grafismo che lo preparano alla scrittura. Il bambino che possiede un buon indice di definizione e individualizzazione del proprio sé corporeo, nucleo centrale della propria identità, tenderà a disegnare la figura umana al centro del foglio, senza esitazione alcuna.
Per concludere, possiamo affermare senza alcun dubbio che il disegno sia un’espressione unica come irripetibili sono il suo autore, gli stati d’animo, il contesto ed il momento in cui viene creato.
Infanzia e adolescenza
L’evoluzione delle abilità grafiche nel bambino
- Bernson M., Dallo scarabocchio al disegno, Armando Editore, Roma, 1978
- Crotti E., Magni A., Come interpretare gli scarabocchi, Edizioni Red, Milano, 2019
- Edicusano (a cura), Manuale di Psicologia dello Sviluppo, Edizioni Edicusano, Roma, 2019
- Oliverio Ferraris A. Il significato del disegno infantile, Bollati Boringhieri, Torino, 2012