Dante e i Nazareni
Il 2021 è e continuerà ad essere l’anno delle celebrazioni dantesche: ricorrono infatti i settecento anni dalla morte del poeta.
Pochi lo sanno, ma a Roma, all’interno di una delle stanze del Casino Massimo Lancellotti, i Nazareni (un gruppo di pittori romantici attivi a Roma all’inizio del XIX secolo) sono stati ispirati dai grandi scrittori del passato e dalle loro opere più celebri: Dante Alighieri, Ludovico Ariosto e Torquato Tasso.
Questi artisti si ribellarono al classicismo accademico della seconda metà del Settecento, aspirando ad un’arte rinnovata che andò ad assumere un carattere più antico, dai colori accesi, compatti e dalle pose plastiche.
Fu nel 1817 che il marchese Carlo Massimo affidò la decorazione della propria casa di campagna al Laterano a questo gruppo.
Nella stanza dedicata a Dante lavorarono più artisti i quali si alternarono alla realizzazione dei tre regni dell’Oltretomba.
Inizialmente la decorazione venne affidata a Peter von Cornelius (1783-1867) che realizzò i disegni preparatori ma non fece in tempo a realizzarli perché dovette partire in fretta per Monaco di Baviera. Venne sostituito da Philippe Veit (1793-1877) che, terminato di dipingere le scene dell’Inferno, rinunciò poiché non si riteneva all’altezza. Lavoro che fu terminato da Joseph Anthon Koch (1768-1839). Questo artista aveva iniziato a studiare la Divina Commedia fin dal suo primo arrivo a Roma e ne trasse ispirazione per una serie di disegni, la maggior parte raffiguranti scene dell’Inferno e del Purgatorio: in ricordo di questi studi precedenti, prende il posto di Veit al Casino.
La prima scena è dedicata a Dante che sogna di essere assalito nella “selva oscura” da tre belve feroci, una lonza, un leone e una lupa e che viene soccorso da Virgilio. Le tre belve rappresentano allegoricamente i tre peccati bestiali che secondo Dante sarebbero la causa della corruzione della società dei suoi tempi (la lussuria, la superbia e l’avidità).
La scena dell’inferno è di grande impatto visivo: al centro “stavvi Minòs orribilmente, e ringhia: essamina le colpe ne l'intrata; giudica e manda secondo ch'avvinghia”. Ai piedi di Minosse, giudice infernale, stanno in ginocchio le anime dei dannati.
Si passa poi al Purgatorio: l’angelo nocchiero trasporta le anime su una navicella fino alla spiaggia dell’Antipurgatorio. Qui sono quindi descritte le punizioni a cui sono sottoposti coloro che si macchiarono nella vita dei sette peccati capitali: superbia, invidia, ira, accidia, avarizia, gola, lussuria.
La volta descrive l’empireo dantesco: intorno si individuano i personaggi che Dante incontra nella sua ascensione. Al centro è la visione del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Maria in trono, ascolta la celebre preghiera che Bernardo le rivolge: “Vergine Madre, figlia del tuo figlio, umile e alta più che creatura, termine fisso d'etterno consiglio, tu se' colei che l'umana natura nobilitasti sì, che 'l suo fattore non disdegnò di farsi sua fattura”.
Se siete curiosi di scoprire anche le altre stanze e conoscere gli altri artisti, ci vediamo per una interessante visita guidata!Arte, letteratura, pittura
Dante, Pittura, arte
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- Il Casino Giustiniani Massimo al Laterano, di Monica Minati – Edizioni Terra Santa