Le certezze del determinismo e del fanatismo ideologico
| Antonio Finocchiaro | 2022
Tra la fine del XVI e l’inizio del XVII secolo il cardinale Bellarmino, l’allora portavoce della cultura dominante, ebbe la sfortuna storica di essere protagonista di due episodi tra i più controversi della Chiesa Cattolica. Il primo riguardò il frate domenicano Giordano Bruno, condannato al rogo per eresia dopo aver resistito alle pressioni che imponevano l’abiura delle sue posizioni filosofiche e teologiche, il secondo riguardò Galileo Galilei che fu sottoposto a due drammatici processi e subì intimidazioni, da parte di Bellarmino, per abiurare le sue teorie scientifiche, oggi scontate con buona pace di terrapiattisti e geocentrici. L’abiuro di Galileo lo salvò dal rogo ma non dalle torture psicologiche a cui fu sottoposto per anni fino alla sua morte. Tralasciando le manifestazioni, più eclatanti, del fanatismo ideologico a cui assistiamo ancora oggi, questi non sono gli unici esempi di oscurantismo perpetrati anche in ambienti culturali dove ne rappresentano un paradosso. Nuove conoscenze scientifiche a causa di condizionamenti culturali e sociali, di interessi economici e accademici, vengono, in alcuni casi, persino occultate. Il filosofo ed epistemologo Karl Popper ha scritto: “Evitare errori è un ideale meschino. Se non osiamo affrontare problemi che sono così difficili da rendere l'errore quasi inevitabile, non vi sarà allora sviluppo della conoscenza. In effetti, è dalle nostre teorie più ardite, incluse quelle che sono erronee, che noi impariamo di più”. Nessuno può evitare di fare errori; la cosa grande è imparare da essi”. Per Popper le teorie scientifiche sono proposizioni universali la cui verosimiglianza può essere controllata solo indirettamente a partire dalle loro conseguenze, la conoscenza umana è di natura congetturale e ipotetica e trae origine dall'attitudine dell'uomo a risolvere i problemi in cui si imbatte, quando cioè appare una contraddizione tra quanto previsto da una teoria e i fatti osservati. L’uomo non pensa in termini induttivi, ma parte da modelli mentali che guidano le osservazioni al punto che risulta impossibile distinguere i "fatti" dalle "opinioni". La mente, inconsciamente, sovrappone i propri schemi mentali, le proprie categorizzazioni, alla realtà osservata. La credenza che la vita non fosse altro che un movimento meccanico di particelle di materia spiegabile con le leggi della fisica, è stata messa in crisi dalla teoria della relatività di Einstein e dalle teorizzazioni del fisico W. Heisenberg che hanno aperto la via alla fisica quantistica. Quest’ultimo enunciò il principio dell’indeterminazione per il quale vi è un limite nella conoscenza dei valori che grandezze fisiche coniugate assumono contemporaneamente in un sistema fisico. Le implicazioni epistemologiche di Heisenberg sanciscono l'impossibilità della scienza a pervenire a una conoscenza della realtà fisica totale e rende fragile la visione puramente deterministica. Senza il dubbio non c’è progresso scientifico ma sempre applicando il metodo. Le storie di Bruno e di Galilei testimoniano l’arroganza di un potere ignorante, oggi assistiamo a un fenomeno opposto in cui l’opposizione al potere si basa su credenze e pensieri “magici”.
MACRO AREA TEMATICA
Cultura
Cultura
FOCUS
Psicologia sociale
Psicologia sociale
BIBLIOGRAFIA
- K. Popper, Logica della scoperta scientifica, Einaudi, 1970, Torino;
- W.K. Heisenberg, Mutamenti nelle basi della scienza, Einaudi, 1960 Torino.