Sviluppo della competenza emotiva e sociale nei bambini: quando le tecnologie digitali non possono esserci di aiuto
Quando si parla di tecnologie digitali viene subito in mente un’espressione utilizzata nel linguaggio corrente e cioè quella di nativo digitale. In genere viene usata per indicare la generazione di chi è nato e cresciuto immerso nella diffusione esponenziale delle nuove tecnologie informatiche; si tratta dunque soprattutto di bambini e giovani che non hanno alcuna difficoltà ad impararne l’uso e che vanno a contrapporsi nettamente a coloro che, definiti immigrati digitali e appartenenti ad una fascia decisamente adulta, ancora faticano ad impadronirsi della conoscenza e dell’uso di questi nuovi mezzi.
Come bene mettono in evidenza molte ricerche, la curiosità da parte dei bambini verso le tecnologie digitali è sempre più precoce e credo che si possa dire che si tratti di un fenomeno inevitabile ma soprattutto inarrestabile. Sappiamo che dietro le nuove tecnologie si possono celare aspetti positivi, vantaggi, ma anche rischi e pericoli che inevitabilmente chiamano in causa la responsabilità di genitori, educatori, figure di riferimento che hanno un peso nel processo educativo.
Sappiamo che, soprattutto i bambini di età al di sopra dei 6 anni che fanno uso di dispositivi digitali per molte ore e senza il controllo di adulti, possono incorrere in diabete, obesità, disturbi osteoarticolari, malattie cardiovascolari, problemi anche gravi legati alle onde elettromagnetiche, disturbi del sonno, socio-emozionali, comportamenti aggressivi, ansia, irritabilità, problemi legati all’apprendimento e così via, senza trascurare il rischio della dipendenza da internet. Per quanto riguarda i vantaggi, l’elenco è decisamente più breve ma si può comunque evidenziare lo svago, il divertimento, la coordinazione visuo-motoria, la stimolazione della creatività e lo sviluppo di abilità digitali e di problem solving che preparano al futuro.
La ricerca a livello nazionale ed internazionale è carente nelle indagini che vedono sotto la lente i bambini di età inferiore ai 6 anni che fanno abuso di dispositivi digitali e dunque anche l’informazione in merito rischia di essere ancora troppo povera e scarsamente diffusa.
I benefici dell’uso delle tecnologie digitali a favore soprattutto dei bambini al di sotto dei 2 anni sono decisamente limitati e sicuramente tra questi non rientrano lo sviluppo di capacità relazionali ed emotive, elementi fondamentali per la crescita della persona. Ed è proprio su questo aspetto specifico carente che è opportuno e urgente mettere l’accento. La fascia di età 0-6 anni è indubbiamente molto delicata in quanto è il momento in cui si gettano le basi per lo sviluppo e la definizione dell’uomo di domani. Occorre pensare all’individuo come ad una totalità formata dall’interazione continua e costante di più componenti, quella cognitiva, affettiva, emotiva e sociale dove ognuna di queste ha un ruolo fondamentale nel delineare la persona nella sua completezza. E’ proprio nella relazione e nello scambio reciproco, in particolare tra genitore e figlio, che queste componenti prendono forma.
Il neonato è un essere sociale fin dalla nascita che diventa sempre più consapevole e competente grazie a processi bidirezionali d’interazione. Il bambino infatti è un essere attivo, con pensieri ed emozioni proprie ma anche con motivazioni e obiettivi personali ed individualistici all’interno del sistema persona-ambiente. Dunque è proprio nella relazione che il bambino ha l’opportunità di svilupparsi.
Altro aspetto importante è sicuramente lo sviluppo della competenza emotiva che non può far altro che passare nelle relazioni quotidiane, in particolare tra genitore e figlio. E’ proprio ancora una volta all’interno dell’interazione sociale, nella relazione con l’altro, che il bambino apprende l’empatia e il lessico emotivo, impara a regolare, trasmettere e riconoscere reciprocamente i propri e altrui stati emotivi, ottenendo informazioni sull’interazione stessa e sui comportamenti da adottare; può sviluppare così intelligenza interpersonale e intrapersonale che, come ci insegna Gardner, sono fondamentali nella relazione sociale.
Viene allora naturale chiedersi come un bambino possa maturare tutto questo se posto per ore davanti ad uno smartphone o ad uno schermo in modo che possa “stare buono”. Le tecnologie digitali hanno caratteristiche totalmente diverse dalla relazione vis a vis. Il cambiamento nel modo di relazionarsi o di comunicare le emozioni (v. le faccine) imposto dalle nuove tecnologie e dalla liquidità tipica della nostra società – come la definisce Bauman - nonché la contrazione nella comunicazione e nei modi e tempi di socializzazione, influenzano inevitabilmente lo sviluppo della persona con il rischio che si vada verso nuove forme educative completamente affidate alle tecnologie che possano generare individui soli ed emotivamente analfabeti.
Dunque, le tecnologie digitali possono esserci di aiuto, portare benefici anche nel futuro e non rappresentare un pericolo solo se si è data la precedenza allo sviluppo integrale della persona. Come dice Goleman “L’innovazione e l’intuizione fioriscono quando le nostre menti si trovano in una condizione di maggiore apertura”.Infanzia e adolescenza
FOCUS Le tecnologie digitali, da grande opportunità, possono trasformarsi in un rischio per lo sviluppo della competenza emotiva e sociale del bambino
- Bauman Z. (2002), Modernità liquida, Laterza, Roma-Bari
- Bauman Z. (2006), Vita liquida, Laterza, Roma-Bari
- Camaioni, L. & Di Blasio, P.,(2002), Psicologia dello sviluppo, , Il Mulino, Bologna
- Goleman D., (2011), Intelligenza emotiva. Che cos’è e perché può renderci felici, BUR Biblioteca Univ. Rizzoli, Milano