La Somatizzazione e quell’urgenza di liberare le farfalle dallo stomaco
Sin dalle prime lezioni di filosofia, il dialogo tra la mente e il corpo sembrava essere la chiave fondamentale per la comprensione del senso della vita e della malattia. Sin dagli antichi greci, la malattia veniva concepita come conseguenza di uno stato di disarmonia soggettiva e di squilibrio relazionale con l’ambiente. Col passare degli anni, dopo grandi frammentazioni e insensate dicotomie, si è arrivati a parlare di psicosomatica, una giovanissima disciplina che si basa sull’unità funzionale di mente e corpo. In ambito clinico, è ormai largamente condivisa l’idea che il benessere fisico ha una sua influenza su sentimenti ed emozioni e che a loro volta questi ultimi abbiano una certa ripercussione sul corpo. In passato si parlava di psicosomatica riferendosi ad essa solo riguardo a quelle malattie organiche la cui causa era rimasta oscura e per le quali, quasi per esclusione, si pensava potesse esistere una “genesi psicologica”. Oggi, al contrario, ci si riferisce ad una disciplina che guarda all’uomo come a un tutto unitario, dove la malattia si manifesta a livello organico come sintomo e sul piano psicologico come disagio, e che presta attenzione non solo alla manifestazione fisiologica della malattia, ma anche all’aspetto emotivo che l’accompagna, che lo esacerba, o che alle volte lo procura.
La somatizzazione è un termine generico in grado di indicare un duplice meccanismo: da un lato la convinzione di una persona di essere affetta da una specifica patologia; dall’altro una comunicazione di sofferenza emotiva, consciamente o inconsciamente codificata nel linguaggio del corpo. In tutte le culture, la somatizzazione rappresenta un potente metodo per affrontare il disagio psicosociale. La caratteristica principale dei soggetti che tendono a somatizzare è la continua ricerca di assistenza sanitaria; inoltre, sono più propensi a mettere in atto comportamento disadattivi (come la scansione del corpo e l’espressione dei sintomi) e sono alla continua e spasmodica ricerca della rassicurazione.
Ma quali sono quei fattori psicologici che ci portano a somatizzare? Un problema certamente presente nei meccanismi di somatizzazione è quello legato ad ansia e stress. È conclamato che l'ansia sia alla base dell’insorgenza di molteplici forme di somatizzazione (soprattutto a livello dermatologico e gastro-intestinale). Anche la personalità sembra associarsi a un più alto rischio di somatizzazione; alti livelli di nevroticismo, nello specifico, sono spesso presenti nei soggetti particolarmente inclini a somatizzare. La depressione, poi, rappresenta quel dolore dell’anima che porta il cuore a compromettere il corpo. I soggetti con disturbi da somatizzazione presentano alle volte più alti livelli di depressione rispetto a pazienti affetti da malattie organiche anche gravi. Un elemento particolarmente importante nella genesi delle somatizzazioni è l’inibizione emozionale. È noto infatti che la somatizzazione si associa a negazione, repressione e mancanza di gestione delle emozioni angoscianti, in particolar modo della rabbia. Un fenomeno che spesso caratterizza gli individui inclini a somatizzare è l’alessitimia. I soggetti alessitimici hanno difficoltà a esprimere le proprie emozioni con le parole e non hanno fantasie espressive circa i loro sentimenti; il contenuto del loro pensiero è dominato dai dettagli degli eventi e mostrano anche un deficit nell'espressione non verbale delle emozioni. Infine, un altro elemento che spesso porta a tradurre le sofferenze psichiche in disagi fisici riguarda l'amplificazione, fino alla catastrofizzazione, delle sensazioni somatiche. Ci si riferisce a un particolare tipo di comportamento di malattia, che implica la tendenza a provare con intensità eccessiva tutte quelle percezioni che il corpo ci trasferisce. Gli individui che tendono a somatizzare interpretano anche i più piccoli sintomi fisici come possibili segni di malattia, guardando a se stessi come a individui deboli e vulnerabili.
Insomma, come dice Carotenuto, “il corpo è una spia della psiche, ma il suo linguaggio deve essere "riconvertito", tradotto di nuovo nei termini dei conflitti psichici che non siamo stati capaci di affrontare”Persona
Nuove prospettive per la salute
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- Canali, S., & Pani, L. (2003). Emozioni e malattia. Dall’evoluzione biologica al tramonto del pensiero psicosomatico. Bruno Mondadori Editore.
- Katon, W., Kleinman, A., & Rosen, G. (1982). Depression and somatization: a review, part 1. American Journal of Medicine, 72, 127–135.
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