I vandali dell’arte
| Marta Cesaritti | 2022
È la notizia di qualche giorno fa, quando al Louvre un uomo ha lanciato una torta alla panna contro la Gioconda di Leonardo, gridando slogan per la tutela dell'ambiente.
L'opera non ha subito danni, perché protetta da un vetro e il video del gesto, è diventato subito virale in rete, grazie ai moltissimi turisti che si trovavano lì davanti, che hanno filmato il gesto.
Ma non è l'unica opera presa di mira negli anni, anzi.
Farò un focus sulla nostra città, Roma:
- La fontana dei Fiumi nel 1998, la Fontana delle Api nel 2004, la Fontana della Navicella nel 2005, la Fontana della Barcaccia nel 2007, la Fontana dei Navigatori nel 2010, la fontana del Moro nel 2011. Quello con le fontane è un appuntamento fisso per ogni vandalo (volontario o involontario) in visita in città (senza calcolare i bagni in questi mesi estivi, rievocando La Dolce Vita).
- Fontana di Trevi, 19 ottobre 2007. Il post-futurista Graziano Cecchini getta un secchio contenente un colorante rosso nel bacino di marmo, regalando la foto della vita ai turisti presenti. L’anno seguente il secondo exploit: 500 mila palline colorate sommergono Piazza di Spagna. In entrambi i casi nessun danno per i monumenti, ma tanti soldi spesi per ripulire dopo le bravate "artistiche".
- Raffaello, “Madonna di Foligno” (Musei Vaticani), era il 24 gennaio 1989. Un uomo su una sedia a rotelle getta del liquido infiammabile contro il dipinto di Raffaello, poi tenta di dare fuoco al quadro con un accendino. I custodi intervengono subito estinguendo l'incendio.
- Michelangelo, “Pietà” (Basilica di San Pietro in Vaticano). 21 maggio 1972. Al grido di “I am Jesus Christ, risen from the dead!”, l’australiano Laszlo Toth irrompe nella storia dell’arte conquistando il titolo di vandalo più famoso di sempre: il folle vibra quindici martellate contro la Pietà danneggiando in particolare la Vergine. Il risultato: braccio sinistro staccato, sfregi al volto, naso e palpebre in frantumi. Uno shock planetario che, terminato il restauro dell’opera, imporrà l’adozione di una parete di cristallo antiproiettile.
Ovviamente non è possibile contare le volte che i busti del Pincio e del Gianicolo vengono decapitati, deturpati e vandalizzati, come non conosco quante volte, qualche turista "simpatico" decide di incidere un nome o un disegno sulle pareti del Colosseo o di altri monumenti antichi.
Al di là dei motivi che hanno portato a compiere certi atti vandalici, penso che qualsiasi opera d’arte sia patrimonio di tutti. Sono simboli del nostro passato e della nostra storia, non da attaccare, ma da conoscere e valorizzare.MACRO AREA TEMATICA
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