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Prevenire l’obesità: un’emergenza educativa

| Paola Matricardi | 2022

Numerosi studi epidemiologici hanno messo in rilievo come un’alimentazione poco corretta rappresenti un serio pericolo per la qualità della vita delle persone e in modo particolare dei bambini.

I ritmi frenetici cui ciascuno di noi è sottoposto ci spingono alla necessità di consumare velocemente, di prendere al volo e non sempre questo atteggiamento ci rende consapevoli delle scelte che facciamo per la nostra alimentazione e soprattutto per quella dei nostri figli.

Si tratta dunque di un problema di tipo culturale piuttosto che dettato da necessità. Stiamo andando sempre più verso un modello che la società post-moderna, profondamente legata alla compressione spazio-temporale attuata dallo sviluppo dei trasporti, delle telecomunicazioni e delle reti informatiche, ha generato e dal quale derivano fattori ormai dilaganti quali la frammentazione (Jameson, 2007), la paura, il senso del rischio e dell’incertezza, individuali e globali (Bauman 2002 e 2006; Beck, 2000; Giddens 1984).

La società attuale, definita da Bauman come «modernità liquida», è una società che respinge la stabilità e la durata, che esalta l’apparenza rispetto alla sostanza, in cui il tempo viene frammentato in molteplici episodi e la salute diventa fitness; una società caratterizzata da apatia politica, ricerca affannosa di comunità virtuale, scomparsa della capacità e volontà di costruire legami sociali reali, culto disperato del corpo, senso di deresponsabilizzazione, tutti aspetti nei quali l’individuo fatica ad essere protagonista della propria esistenza.

Associata a questi elementi vi è inoltre la mancanza di controllo che genera inevitabilmente un costante stato di ansia e incertezza che si rispecchiano anche nei comportamenti in ambito alimentare. A fronte di un minore tempo a disposizione da dedicare ai pasti, si registra un bisogno di velocità che richiede maggior praticità così come la crescente individualizzazione conduce al rischio di una perdita della dimensione della commensalità.

Le tre dimensioni di “tempo”, “spazio” e “relazioni” hanno sempre avuto un ruolo fondamentale nella storia dell’alimentazione. Riferendosi al tempo, Montanari (Montanari, 2004) sottolinea che «armonizzare al meglio i propri ritmi di vita con quelli della natura è sempre stata un’esigenza primaria degli uomini, che però, al tempo stesso, perseguirono l’obiettivo di controllare, modificare e in qualche modo contrastare i tempi naturali». L’autore prosegue sostenendo che la lotta per il dominio dello spazio, cioè per procacciarsi il cibo da altri luoghi, cercando di combattere i vincoli del territorio oltre che la variabilità stagionale dei prodotti, sia una pratica che risale all’antichità. Infine, la terza dimensione, quella della relazione, è legata all’elemento della convivialità, ossia del mangiare insieme, come dato caratteristico della cultura umana. Oggi si registra dunque un forte senso di confusione in merito ai valori e ai contenuti della proposta alimentare, confusione ben rappresentata da Fischler e Pollan nel loro “dilemma/paradosso dell’onnivoro” (Pollan e Fischler, 1992).

Secondo i dati di uno studio condotto dal BCFN (Barilla Center for Food & Nutrition), L’alimentazione nel 2030: tendenze e prospettive (2012), tra le 5 tendenze individuate come caratterizzanti il prossimo decennio, spiccano in particolare:

  • - commensalità: velocità e barriere spazio temporali riducono sempre più le opportunità di ritrovo intorno alla tavola, favorendo la spinta verso un forte individualismo. Occorre creare più opportunità per facilitare la condivisione del cibo favorendo il dialogo, la riflessione e il piacere della socialità;
  • - cibo in casa e fuori casa: progressivo aumento dei pasti consumati fuori casa, spesso caratterizzati da individualizzazione e minore qualità dell'offerta alimentare;
  • - fusion: sfruttamento della connettività totale per accrescere la conoscenza e l'esaltazione delle diverse culture alimentari e dei loro sapori autentici.

Lo studio sottolinea come acquisire consapevolezza rispetto a queste tendenze consente di indirizzarle al meglio per il benessere della nostra società, in modo da prevenire ciò che si sta sempre più caratterizzando come urgenza individuale e sociale: l’obesità.

Oggi sul nostro pianeta per ogni persona malnutrita, ve ne sono due che sono obese o in sovrappeso e i decessi nel mondo ogni anno sono 36 milioni per carenza di cibo e 29 milioni per eccesso di cibo. Sono dati allarmanti che ci devono spingere ad una riflessione e a porci degli interrogativi.

Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’obesità rappresenta un vero e proprio problema di salute pubblica a livello mondiale, sia per diffusione sia per le problematiche sanitarie, anche gravi, ad essa connesse. Ciò che si sta maggiormente verificando, soprattutto nei bambini di alcune aree del pianeta, è un forte squilibrio tra apporto e consumo energetico in grado di produrre un accumulo di grasso in eccesso, con il rischio di sviluppare in età adulta malattie cardiovascolari, diabete e persino tumori. In questo triste panorama hanno un ruolo predominante stili di vita sedentari, l’alimentazione con particolare riferimento al consumo di cibo spazzatura e il sonno, spesso carente o di cattiva qualità.

Tra le cause principali che generano obesità in età pediatrica, oltre ad una dieta ipercalorica e alla sedentarietà adottati come stili di vita, è noto che vi siano altri fattori che concorrono e che possono essere di tipo genetico (che coinvolge il metabolismo in particolare), ormonale, psicologico oppure legati all’uso di determinati farmaci, o allo status socio-economico familiare e ambientale; riguardo a quest’ultimo aspetto, spesso in presenza di condizioni disagiate vi è la tendenza a consumare cibo non di qualità e a considerare la regolare attività fisica un lusso per pochi e una cosa di scarso valore.

Un aspetto da sottolineare è quello psicologico. L’obeso, sia che si tratti di un bambino sia di un adulto, è generalmente sottoposto ad una stigmatizzazione sociale che lo pone in una situazione di isolamento che ne impedisce la socialità, fino ad arrivare alle più estreme forme di prepotenza e discriminazione ormai ampiamente diffuse in età dello sviluppo, come il bullismo. Come molti studi hanno dimostrato, la persona in sovrappeso combatte inoltre con altri stereotipi che si vanno a sommare alla sua immagine come, ad esempio, la relazione tra peso eccessivo e l’essere sciatti, svogliati o poco intelligenti, con il rischio di una consistente esclusione sociale.

A fronte di questa urgenza che sta diventando un problema soprattutto di rilevanza sociale, occorre intervenire preventivamente vista la reale possibilità di sviluppare in età infantile ed adolescenziale, tra gli altri, anche specifici disturbi dell’alimentazione come il BED Binge Eating Disorder o disturbo da alimentazione incontrollata. Tale disturbo infatti si manifesta in particolare tra coloro che sono affetti da obesità o sovrappeso ed è caratterizzato da episodi ricorrenti di abbuffate, con una sensazione di perdita di controllo e sintomi psicologici. Per identificare i livelli di gravità si considera la frequenza delle abbuffate: vi è un livello lieve che consta in 1 fino a 3 episodi di abbuffata a settimana fino ad arrivare, passando per un livello di frequenza moderata e poi grave, al livello estremo con 14 o più episodi a settimana. L’abbuffata non è associata alla messa in atto sistematica di condotte compensatorie come nel caso della bulimia nervosa. Nei soggetti con BED è spesso presente preoccupazione per il proprio corpo e depressione, piuttosto che nelle persone con solo obesità.

Tra gli interventi messi in campo per far fronte a questa emergenza vi sono quelli di tipo educativo che nascono proprio per agire in maniera preventiva sul problema. Numerosi sono i progetti realizzati nelle scuole e nei centri di animazione giovanile sul tema dell’alimentazione e delle sane abitudini come svolgere attività fisica con regolarità, ma ancora debole sembra essere l’interesse generale per questi aspetti e la voglia di investirci da un punto di vista politico ed economico.

A maggior ragione laddove i genitori non sono in grado di seguire adeguatamente i propri figli dal punto di vista della nutrizione, gli insegnanti e gli educatori rappresentano delle figure fondamentali che possono avere un ruolo importante nella trasmissione di informazioni e rappresentare modelli in grado di salvaguardare e tutelare la salute dei più giovani.

Ancor prima di formare i giovani e i bambini occorre dunque formare gli insegnanti e gli educatori circa l’esigenza di mangiare sano ed equilibrato, fornendo loro le competenze minime per l’autodeterminazione di uno stile alimentare equilibrato. Occorre metterli in condizione di saper utilizzare un linguaggio corretto nei contenuti, non eccessivamente specialistico, di facile comprensione per gli studenti, escludendo messaggi terroristici che avrebbero come unico risultato quello di spaventarli, ma non di fornire loro informazioni utili. Il tema risulta particolarmente importante, soprattutto se si considera che diviene frequentemente oggetto di considerazioni contraddittorie, talvolta superficiali, e connotato da luoghi comuni di cui sono spesso pervasi i media. Questi, nella maggior parte dei casi, sono mossi da logiche commerciali e finiscono per trattare il problema in modo inadeguato, talvolta di difficile comprensione per bambini o ragazzi che non hanno le competenze per acquisire il significato dei termini utilizzati.

La parola dieta, peraltro estremamente abusata, ha assunto negli anni un’accezione negativa, tanto da far scaturire spesso una sorta di antipatia, un’ossessione che viene vissuta oggi molto più che in passato. Eppure dieta non significa altro che stile alimentare razionale ed equilibrato, che una persona sana dovrebbe assumere quotidianamente in funzione delle proprie necessità biologiche e nutrizionali, al fine di mantenere un buono stato di salute.

Non va dimenticato che tutto ciò che percepiamo come imposto, dovuto e incomprensibile spesso non viene accettato, soprattutto se si tratta del mangiare. Il desiderio di ogni persona è di sedersi a tavola e gustare serenamente ogni pietanza, senza l’assillo di restrizioni, pesi e misure.

Mangiare deve essere un piacere e non può diventare una noia. Questo si rivela tanto più corretto quanto il riferimento è al mondo giovanile, bambini e adolescenti in particolare, che finiscono per rappresentare il target maggiormente bersagliato dal mondo dei media.

I giovani sono inevitabilmente esposti ad un paradosso: dal un lato la pubblicizzazione di un’immagine perfetta, paventata dalla televisione e dalle riviste di moda, dove lo standard è rappresento da un corpo longilineo e assolutamente esemplare, che non ammette deviazioni, tanto meno obesità, dall’altro il bombardamento di prodotti dolciari di ogni tipo, al quale i ragazzi difficilmente sono in grado di resistere. Insegnanti ed educatori formati su queste tematiche possono fungere anche da punto di osservazione rispetto alla stigmatizzazione sociale, favorendo interventi tempestivi ed appropriati.

In questo contesto socio-culturale dunque il modo più efficace nella lotta all’obesità è sicuramente intervenire preventivamente, perché educare i ragazzi a nutrirsi significa educarli a volersi bene cominciando dal rispetto per il proprio corpo.
MACRO AREA TEMATICA
Infanzia e adolescenza
FOCUS
Obesità, Salute, educazione
BIBLIOGRAFIA
  • BCFN (2012), L’alimentazione nel 2030: tendenze e prospettive, BCFN
  • Bauman Z., Modernità liquida (Laterza, Roma-Bari, 2002) e Vita liquida (Laterza, Roma-Bari, 2006)
  • Beck U. (2000), La società del rischio. Verso una seconda modernità, Carocci, Roma
  • Edicusano (a cura) (2019), Manuale di Psicologia dello Sviluppo, Edizioni Edicusano, Roma
  • Giddens A. (1984), Le conseguenze della modernità. Fiducia e rischio, sicurezza e pericolo? Il Mulino, Bologna.
  • Jameson F. (2007), Postmodernismo: ovvero la logica culturale del tardo capitalismo Fazi, Roma
  • Montanari M. (2004), Il cibo come cultura, Laterza, Roma-Bari
  • Pollan M. e Fischler C. (1992), L’onnivoro: il piacere di mangiare nella storia e nella scienza, Mondadori, Milano
  • L'epidemiologia per la sanità pubblica - Istituto Superiore di Sanità -
  • https://www.epicentro.iss.it/okkioallasalute/la-sorveglianza