Skip to main content

Il valore dell’anziano

| Micol Lucaselli | 2022

Il ruolo dell’anziano è cambiato radicalmente in questi ultimi decenni, passando da un status centrale, rispetto alla vita delle persone che lo circondano, ad un ruolo marginale. L’anziano un tempo era il saggio, colui che deteneva esperienza e conoscenza, da tramandare alle nuove generazioni, oggi molto spesso è un intralcio scomodo da incastrare nell’organizzazione delle nostre vite frenetiche. Queste persone sono dunque considerate quasi un freno, se non un peso per lo sviluppo socio economico. Questa visione è molto distante rispetto a quella orientale, in cui qualità come esperienza e saggezza, delle quali gli anziani sono detentori, sono viste come un valore aggiunto, qualcosa degno di rispetto. Proviamo a riflettere sulle parole del famoso pittore giapponese Hokusai che spiega con grande intensità questa visione.

“Dall’età di sei anni avevo la mania di disegnare la forma delle cose. Quando ne ebbi cinquanta, avevo pubblicato un’infinità di disegni; ma tutto ciò che ho prodotto prima dell’età di 70 anni non è degno di considerazione; a 73 anni ho imparato qualcosa circa la struttura reale della natura, degli animali, delle piante, degli uccelli, dei pesci e degli insetti. Di conseguenza a 80 anni, avrò fatto ancora altri progressi, a 90 potrò penetrare il mistero delle cose, a 100 certamente avrò raggiunto una fase stupenda, e quando ne avrò 110 tutto ciò che farò, sia un punto che una linea, sarà vivo”.

Grazie a queste parole potremmo cambiare prospettiva e valutare che quel tempo che ci separa dalla morte non è un’attesa, così come molti la percepiscono, ma in realtà è vita e come tale va considerato. Molto spesso ci stupiamo di fronte alle innumerevoli scoperte scientifiche che ci permettono di allungare la nostra vita, oggi viviamo senza problemi molto di più, ma siamo poi realmente consapevoli del dono che ci viene concesso?

Mi viene da pensare che forse sia proprio il ricordo della morte, che la vecchiaia porta con sé, l’elemento discriminante nel nostro rapporto con gli anziani. L’angoscia della morte dunque influenza e condiziona i nostri comportamenti e di conseguenza i nostri rapporti, non possiamo sopportare il pensiero che la vita possa finire, perché probabilmente percepiamo di non averla vissuta fino in fondo.

In questa prospettiva cerchiamo di allontanare, emarginare e svalutare l’oggetto di tanta sofferenza. Il timore di invecchiare può essere superato in un’ottica di scambio, rivalutando quanto il “saggio” possa darci attraverso la sua esperienza di vita, mettendoci in contatto con ciò che è stato, ciò che è e ciò che sarà. Il passaggio tra generazioni non può essere un salto nel vuoto, ma necessita di un ponte che ci permetta di attraversare la vita. Valori, conoscenze e principi morali devono essere tramandati e noi come genitori abbiamo il dovere di accogliere questa eredità e farne comprendere il valore ai nostri figli. Sono molti gli studi che evidenziano questo gap culturale tra oriente e occidente ed è questo un punto a nostro sfavore. Ricordiamo però che il deterioramento fisico e spesso cognitivo è inversamente proporzionale al bagaglio esperienziale che possiamo ricevere. Lasciando andare gli aspetti socio-emotivi, che determinano pregiudizi, cerchiamo di restare in ascolto e soprattutto in contatto con quel meraviglioso mondo interno che caratterizza l’età senile.

MACRO AREA TEMATICA
Persona
FOCUS
L’anziano
BIBLIOGRAFIA
  • From E., Dalla parte dell’uomo, Astrolabio, Roma,1971
  • Jung C.G., Ricordi, sogni, riflessioni, Rizzoli, Milano, 1986