La compassione
“La compassione è la più importante e forse l’unica legge di vita dell’umanità intera” scriveva Dostoevskij. Letteralmente la parola compassione significa soffrire insieme ed è un’emozione che scaturisce quando percepiamo una sofferenza nel prossimo. Secondo Paul Gilbert, ideatore della terapia focalizzata sulla compassione, provare compassione non vuol dire provare pena per gli altri; piuttosto riguarda la motivazione che ci dà l’energia necessaria per aiutare gli altri.
Ci sono molti effetti positivi per la società e per noi stessi quando esperiamo alti livelli di compassione, ricevendo la possibilità di creare nuovi sistemi di relazione basati su principi etici di empatia e di virtù; la compassione ci avvicina all’altro e si suddivide in due componenti: una componente cognitiva. che include l’impegno da parte di ognuno di agire in modo da eliminare la sofferenza e una componente emotiva che spinge ad agire generando reazioni emotive che provocano soddisfazioni personali (Gilbert e Petrocchi, 2012).
La compassione è quindi l’abilità di comprendere la sofferenza altrui cercando di alleviarla e ridurla; spinge a voler aiutare e mitigare una sofferenza che è esterna, differenziandola così dall’empatia (Gilbert, 2013). La compassione comprende il guardare sé stessi con un atteggiamento di non giudizio per le proprie inadeguatezze ed i propri fallimenti; essere capaci di provare compassione nei confronti di sé stessi migliora la capacità di provare compassione nei confronti degli altri (Gilbert, 2012). L’autocompassione ci fa essere più comprensivi e più benevoli con noi stessi soprattutto quando le cose vanno in maniera diversa da come avevamo sperato. Provare compassione verso sé stessi significa essere aperti nei confronti della propria sofferenza, senza evitarla, ma alleviandola. La compassione ci permette inoltre di migliorare la capacità di dialogo e di comunicazione riducendo la disuguaglianza sociale (Gilbert et al., 2017).
La compassione è uno stato mentale che evoca l’altruismo e lo fa agire. Il concetto di compassione negli operatori sanitari è estremamente legato al loro benessere psicologico. L’operatore sanitario che lavora con soddisfazione ha sicuramente più rendimento di colui che lavora con frustrazione. La compassione è intesa come un fattore protettivo per l’individuo ed è sostenuta da operare con gratitudine e con empatia. Un segno di gratitudine da parte degli altri aiuta ad affrontare gli ostacoli e gli insuccessi. L’intelligenza compassionevole migliora il benessere psicologico partendo dall’assunto che l’atto di dare dà più piacere dell’atto di ricevere. La compassione, insieme all’empatia e alla solidarietà viene considerata alla base del comportamento prosociale, soprattutto quando si compiono azioni gratuite e generano un beneficio in chi le riceve (Luberto et al., 2018).Persona: Nuove prospettive per la salute
Persona
- Gilbert, P. (2013) Mindful Compassion: Using the power of mindfulness and compassion to transform our lives. London: Robinson.
- Gilbert, P., & Petrocchi, N. (2012). La terapia focalizzata sulla compassione. Caratteristiche distintive. Roma: Franco Angeli Editore.
- Gilbert, P., Catarino, F., Duarte, C., Matos, M., Kolts, R., Stubbs, J., & Basran, J. (2017). The development of compassionate engagement and action scales for self and others. Journal of Compassionate Health Care, 4, 4-9.
- Luberto, C. M., Shinday, N., Song, R., Philpotts, L. L., Park, E. R., Fricchione, G. L., & Yeh, G. Y. (2018). A systematic review and meta-analysis of the effects of meditation on empathy, compassion, and prosocial behaviors. Mindfulness, 9(3), 708-724.