L’adolescenza: un fenomeno sociale o una fase del processo evolutivo poco compreso?
| Antonio Finocchiaro | 2023
Diversi anni fa ho frequentato le lezioni del prof. Gerard Lutte, docente di Psicologia dello Sviluppo alla Sapienza. Lutte considerava l’adolescenza, più che una fase dello sviluppo psico-fisico, un fenomeno sociale voluto dall’allora cultura dominante e finalizzato a limitare la libertà dei ragazzi e dei giovani non riconoscendogli una piena capacità e autonomia. Fino al 1975 la “maggiore età” era fissata al compimento del 21° anno e si dovrà arrivare nel 2021 per riconoscere agli elettori diciottenni il diritto di voto in entrambe le Camere, infatti, prima di quella data, per votare per il Senato era necessario aver compiuto i 25 anni. Il prof. Lutte metteva in evidenza, tra l’altro, una grande contraddizione sociale: mentre non si riconoscevano di fatto diritti minimi ai ragazzi e ai giovani fino a un’età adulta, dilagava lo sfruttamento persino di bambini in tenera età attraverso l’utilizzo in lavori in condizioni che rasentavano la schiavitù, condizione che, purtroppo, tutt’oggi esiste in buona parte dei cosiddetti Paesi del 3° e 4° mondo. Le lotte sociali e politiche che hanno impegnato le generazioni di giovani dal mitico ’68 in poi, hanno avuto il merito di mettere in evidenza queste contraddizioni. Su questa spinta fu favorito il riconoscimento di diritti e tutele per le fasce di età naturalmente più fragili. La nostra Costituzione stabilisce il diritto all’istruzione (art. 28 e 29), il diritto al gioco (art. 31) e i doveri di tutela genitoriale (art.30) ma come in tanti altri campi sociali, la Costituzione ha anticipato una cultura sociale che ancora stenta a compiersi. Il 20 novembre del 1989 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite approvò la Convenzione sui Diritti dell’infanzia e della adolescenza (ratificata in Italia nel 1991) un riconoscimento universale di questi fondamentali diritti e di queste necessarie tutele. Questo documento è spesso ignorato anche da chi svolge ruoli educativi e da chi ha responsabilità sulla sicurezza delle giovani generazioni, la sua spinta culturale sembra essersi arrestata tanto che si assiste a una sorta di rimozione collettiva che, in alcuni casi, sembra essere nostalgica di atteggiamenti autoritari e poco consapevoli delle necessità di ambienti favorevoli al sano sviluppo dalla nascita fino all’età adulta. Non dobbiamo dimenticare che molti disturbi psichici hanno cause risalenti a traumi di cui sono vittime bambini fino ai 5 anni e che possono insorgere nell’adolescenza, una fase della vita dove le insicurezze e le fragilità sono amplificate da cambiamenti psico-fisici così veloci da rendere difficile una stabilità emotiva e, ahimè, da un ambiente esterno in grande difficoltà nel comprendere questi stati. Vorrei, in conclusione, ricordare come, questa instabilità emotiva, possa comportare disturbi e provocare comportamenti patologici, di cui le statistiche denunciano una grande diffusione: Disturbi del comportamento alimentare, autolesionismo e tentato suicidio; disagi amorosi e sexting; insuccesso e abbandono scolastico; difficoltà di socializzazione, ritiro sociale e dipendenza da internet; anti socialità, trasgressione e dipendenza da sostanze. Una situazione davvero allarmante.
MACRO AREA TEMATICA
Persona
Persona
FOCUS
Psicologia dell’età evolutiva
Psicologia dell’età evolutiva
BIBLIOGRAFIA
M.Lancini, L. Cirillo, T.Scodeggio, T.Zanella, L’adolescente – Psicopatologia e psicoterapia evolutiva, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2020
M.Lancini, L. Cirillo, T.Scodeggio, T.Zanella, L’adolescente – Psicopatologia e psicoterapia evolutiva, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2020