Il lato oscuro dell’empatia
L'empatia, oltre a essere rappresentata da quelle situazioni in cui è possibile immaginare come si sentono le persone in difficoltà, preoccupandoci o sperimentando noi stessi difficoltà nel vederli soffrire, è la chiave d'accesso a interazioni sociali di successo, e può anche tradursi in benefici sia per il target che per colui che empatizza, in termini di reputazione, benessere positivo e longevità, assumendo così un ruolo sempre più centrale nella psicologia clinica applicata. Diversi modelli si sono avvicendati con lo scopo di dare una definizione univoca e onnicomprensiva del concetto di empatia. La Theory-Theories sostiene che le rappresentazioni empatiche emergerebbero dalla mentalizzazione cognitiva, richiedendo processi consci e controllati (ad es., Batson, 2009); la cosiddetta Teoria della Simulazione, invece, postula che, per mettersi nei panni dell'altro, è fondamentale utilizzare una propria rappresentazione, simulando le sensazioni altrui (ad es., Rameson & Lieberman, 2009); infine, la Dual-Process Theory sostiene che l’empatia sia il processo che risulta dalla formazione di una specifica rappresentazione e della comprensione dello stato emotivo del target, che formano le basi della risposta di colui che sta empatizzando; inoltre, tale rappresentazione può avvenire senza che ci sia una diretta stimolazione emozionale. Secondo questa teoria, c'è una significativa differenziazione tra il Sè e l'altro e la rappresentazione emotiva di colui che sta empatizzando varia nella misura in cui si presenta come isomorfica con quella del target (ad es., Decety & Jackson, 2004; Singer, 2006).
L’empatia, tuttavia, come tutte le cose, presenta un lato oscuro, che spesso passa inosservato. Come in un celebre film, è possibile individuare tre personaggi nel complesso scenario dell’empatia: il Buono, il Brutto e il Cattivo.
Il Buono personifica ciò che dell’empatia salta immediatamente agli occhi di ognuno di noi: per colui che empatizza è possibile sperimentare la gioia del donare, la costruzione di una buona reputazione e, persino, assicurarsi una maggiore aspettativa di vita; per il target, invece, è possibile carpire dall’esperienza empatica numerose conseguenze positive, tra le quali, una migliore regolazione emotiva e una maggiore consapevolezza delle proprie capacità di fronteggiamento emotivo-cognitivo di eventi particolarmente stressanti. A beneficiare del lato positivo dell’empatia c’è anche l’intera comunità, che vede rafforzarsi e consolidarsi uno scenario caratterizzato da cooperative e vantaggiose relazioni sociali, senza che vi siano pregiudizi e discriminazioni.
Il Brutto rappresenta tutto ciò che di spiacevole può emergere dall’esperienza empatica. Attraverso l’esperienza di un tale personaggio è possibile rappresentare la nuda e cruda psicopatologia, che spesso depaupera l’individuo della sua stessa intrinseca capacità di sperimentare sulle corde delle sue emozioni la musica riprodotta dallo strumento di un altro essere. Tuttavia, oltre alla freddezza d’animo di cui può essere caratterizzato il soggetto affetto da psicopatologia, questo personaggio può anche essere ricondotto all’eccesso opposto, quello caratterizzato dall’altruismo patologico (Oakley, 2013), secondo il quale un comportamento eccessivamente altruistico ed empatico può causare un danno, ragionevolmente prevedibile, a un altro individuo o uno specifico gruppo sociale.
L’ultimo personaggio di un tale complesso ma affascinante copione recita, quindi, la parte del Cattivo, quella stessa per cui colui che empatizza spesso paga un pedaggio oneroso in termini di amplificazioni percettive: ad esempio, è possibile che esperisca un’iper-attivazione dei sistemi del dolore oppure che si prendano cura degli altri più che di se stessi. Oltre all’iper-empatia, è possibile che, nel lungo termine, si verifichi anche il cosiddetto distress empatico, che può associarsi all’eziopatogenesi di un disturbo psichiatrico o una psicopatologia e può rendere il soggetto maggiormente vulnerabile a risposte poco adattive nei confronti di specifici eventi stressanti. Anche la comunità può risentire dell’influenza di tale personaggio, registrando una significativa riduzione del benessere generale.
Tale rappresentazione apre la strada a promettenti sviluppi futuri riguardo l’empatia, introducendo teorie e metodologie volte al riconoscimento del suo lato oscuro, all’aumento della ricerca prosociale, alla valutazione dell'accuratezza dei giudizi emotivi di colui che empatizza rispetto alle emozioni esperite dal target e, infine, allo studio di fenomeni psicologici correlati all’empatia, quali vergogna, senso di colpa, invidia). Nelle implicazioni pratiche si renderà sempre più necessario insegnare l’empatia, così da ricavarne solo quanto di buono potrà donarci il donare la nostra musica.
Persona
Prospettive e definizioni per la salute
- Batson, C. D. (2009). These things called empathy: Eight related but distinct phenomena. In: J. Decety and W. Ickes (Eds.), Social neuroscience of empathy (pp. 3–16). Cambridge, MA: MIT Press.
- Decety, J. & Jackson, P. L. (2004). The functional architecture of human empathy. Behavioral and Cognitive Neuroscience Reviews, 3, 71–100.
- Oakley, B. A. (2013). Concepts and implications of altruism bias and pathological altruism. Proceedings of the National Academy of Science, 110, 10405–10415.
- Rameson. L. T. & Lieberman, M. D. (2009). Empathy: A social cognitive neuroscience approach. Personality and Social Psychology Compass, 3, 94–110.
- Singer, T. (2006). The neuronal basis and ontogeny of empathy and mind reading: Review of the literature and implications for future research. Neuroscience and Biobehavioral Reviews, 30, 855–863.