Le dinamiche di gruppo
Dare una definizione di gruppo è piuttosto difficile, potremmo dare svariati significati a questa parola, ma senza per questo riuscire ad essere esaustivi. Questo termine infatti viene spiegato da molte discipline più o meno confinanti tra loro, alcune tra queste: la psicologia, la sociologia, e non ultima la comunicazione.
Dunque la definizione stessa di gruppo ha confini quasi impercettibili. Sarebbe errato ad esempio parlare di gruppo come la sola compresenza di più persone, come può avvenire ad esempio alla fermata di un autobus o mentre facciamo la fila all’ufficio postale. Fra queste persone in realtà intercorre un legame eccessivamente debole. In questi casi potremmo al massimo parlare di aggregati. Un gruppo di persone è invece un insieme di individui che si raccoglie in un luogo, ma che ha delle finalità comuni a tutti i partecipanti, obiettivi che possono essere più o meno manifesti ed espliciti.
In linea di massima, un gruppo è un insieme di più persone che interagiscono tra di loro, condividendo uno scopo comune, spesso reciprocamente influenzati gli uni dagli altri. Questo scopo comune può essere un obiettivo da raggiungere, un'attività da svolgere insieme, una condivisione di valori o interessi, o altre motivazioni. In ambito psicologico e sociologico, un gruppo può essere definito come un insieme di individui che interagiscono tra di loro in modo regolare e continuativo, condividono norme, valori, interessi e aspettative, cosa di vitale importanza è che si percepiscono come membri dello stesso gruppo, dunque appartenenti a quel gruppo, costruendo così un’identità attraverso il riconoscimento emotivo. Possiamo considerare i gruppi un'importante fonte di sostegno sociale e di influenza sociale sui comportamenti e le scelte degli individui. Tuttavia gli stessi possono anche essere fonte di conflitti, disuguaglianze e discriminazioni a causa del determinarsi di disparate dinamiche interne. Analizzando le caratteristiche che caratterizzano il gruppo dobbiamo precisare che possono essere così schematizzate: Appartenenza, Confine di gruppo, Coesione, Norme, Definizione di ruoli /status.
Per ciò che concerne l’appartenenza dobbiamo far riferimento a Maslow e alla sua piramide dei bisogni che caratterizzano l’essere umano, infatti noi scegliamo di far parte di un gruppo per soddisfare il nostro bisogno di appartenenza che determinerà poi in noi la percezione di essere visti, quella di condivisione, l’interazione emotiva e affettiva, l’identificazione e la somiglianza. Questi solo alcuni degli aspetti fondamentali ai quali l’uomo tende sin dai primi anni di vita. Un’altra caratteristica del gruppo è il confine di gruppo, una vera e propria demarcazione tra chi ne fa parte e chi no, questo con evidenti conseguenze di categorizzazione che portano spesso a fenomeni discriminatori fondati su stereotipi e pregiudizi. Ad esempio, la violenza nei tifosi di calcio è spesso il risultato di una combinazione di questi fattori, le ragioni che spingono una persona a diventare un ultrà di una squadra di calcio possono certamente variare da individuo a individuo, in alcuni casi l’appartenenza al gruppo di ultrà può essere vista come parte della propria identità culturale e del proprio patrimonio storico, ma di fondo ci sono le sopracitate motivazioni comuni. Il ruolo delle norme è un altro fattore fondamentale, esse rappresentano le regole del gruppo, alle quali i membri si devono attenere e che determinano la creazione del gruppo stesso. Ogni membro del gruppo riveste un determinato ruolo che può essere paritario o prioritario, pensiamo alla figura del leader. Uno dei fenomeni psicologici più pericolosi, derivanti dal bisogno di appartenenza al gruppo è la deindividuazione, vale a dire un “processo psicologico in cui alcuni fattori, riducendo l’identificabilità sociale e l’autoconsapevolezza dell’individuo all’interno di un gruppo, rende possibili comportamenti che normalmente sono inibiti” (Ravenna, 2004).
Parliamo di un processo a causa del quale i membri del gruppo mettono da parte la loro consapevolezza del sé per allinearsi agli obiettivi e alle azioni del gruppo. A causa di questo fenomeno molto spesso i membri abdicano rispetto a quelli che sono i loro valori etici e morali, accogliendo quelli del gruppo, pur di farne parte. Nei casi più estremi, questo meccanismo è accompagnato dall'affermarsi di codici e valori che formano l'identità del gruppo, ma annichiliscono quella degli individui. Pensiamo ad alcuni episodi di cronaca, inerenti branchi di adolescenti violenti, le baby gang, o alle “sette” aggregate attorno a una persona o a sedicenti profeti, protagonisti nella storia di eventi estremi che hanno portato anche alla soppressione in toto del gruppo stesso. Vi è dunque una linea sottile in noi che demarca il confine tra il bene e il male e questo è stato ampliamente studiato dallo psicologo sociale Philip Zimbardo, nel suo esperimento carcerario di Stanford, egli definì il lato oscuro che è dentro di noi come “effetto Lucifero”.Sociale
Il gruppo
- Philip G. Zimbardo L’effetto lucifero. Cattivi si diventa?
- Carlo Cerracchio Società e psiche: Appunti di psicologia sociale 2019
- Alessandro Salvini Ultrà. Psicologia del tifoso violento 2004
- Will Maurer Il senso di appartenenza. Alla ricerca delle proprie radici. Un viaggio essenziale per una vita più intensa e consapevole 2009