Emozioni dentro e fuori di noi
Le emozioni potrebbero essere definite come una medaglia a due facce: da un lato esse fanno parte dell’interiorità dell’individuo, del suo sentire, dall’altra possono essere considerate come un importante mezzo di comunicazione che ci permette di porci in relazione con gli altri.
Tra le molteplici modalità di comunicazione non verbale dello stato emotivo un posto di rilievo nello studio dell’uomo lo hanno sempre avuto il volto e lo sguardo. La psicologia si è da sempre occupata di studiare l’emotività anche da questo specifico punto di vista; gli studiosi nel tempo hanno approfondito l’ambito dell’espressione facciale delle emozioni ponendosi degli interrogativi soprattutto sul carattere innato e universale o meno delle espressioni emotive. Il primo trattato sulle espressioni facciali fu ad opera di Charles Darwin che nel suo saggio “L’espressione delle emozioni nell’uomo e negli animali” (1872) ipotizzò che le emozioni fossero un prodotto dell’evoluzione e dunque che fossero innate e che a tali emozioni corrispondessero precise espressioni facciali e corporee comuni a uomini e donne di diversa etnia, nonché a primati non umani o altri animali. Darwin fu dunque il primo a ipotizzare un’universalità delle espressioni come azioni che accompagnano stati mentali fatti di emozioni, sensazioni, stili di personalità, atteggiamenti. Dopo la metà degli anni ’50 gli studi sull’universalità delle espressioni emozionali, impostati da Darwin e affievolitisi, ripresero vigore e nel 1970 con gli psicologi Paul Ekman e Wallace V. Friesen la tesi innatista fu sostenuta da ulteriori studi secondo i quali le espressioni facciali delle emozioni primarie sono condivise e riconosciute da tutti gli esseri umani in quanto fissate su basi genetiche. Studi condotti principalmente in Nord America, Brasile, Cile, Argentina, Giappone e persino in luoghi incontaminati tra popolazioni indigene culturalmente isolate, dimostrarono che un’espressione emozionale all’interno di una specifica popolazione veniva interpretata correttamente e uniformemente all’interno di qualunque altra e viceversa. Ekman giunse poi ad identificare sei emozioni primarie: gioia, sorpresa, disprezzo/disgusto, rabbia, paura e tristezza esprimibili attraverso l’attivazione di 22 muscoli mimici bilaterali del volto che, indiscutibilmente, rappresenta la parte più espressiva del nostro corpo. L’uomo possiede una particolare abilità che gli consente un vero e proprio controllo sulle espressioni emotive facciali anche se gli studi condotti sulle microespressioni (cioè minuscole espressioni del viso che appaiono in un venticinquesimo di secondo) mettono in luce come talvolta sia impossibile negare completamente l’espressione di un’emozione poiché vi sono dei muscoli che si attivano comunque, anche se per brevi istanti, e inconsapevolmente. Per riuscire a distinguere correttamente l’espressione di un’emozione piuttosto che di un’altra è sicuramente utile osservare, oltre che il viso, contemporaneamente anche la comunicazione corporea e il linguaggio non verbale. Anche il tono e l’enfasi della voce, ad un’attenta analisi, sono in grado di fornirci informazioni preziosissime. In sostanza, solo osservando la persona nel suo insieme è possibile cogliere correttamente le emozioni più intense di un individuo mentre per quelle più deboli il volto resta sempre un affidabile strumento interpretativo.
Imparare dunque a leggere i segnali emozionali sul volto e sul corpo delle persone può rappresentare un valido aiuto nel riconoscerne gli stati d’animo e dunque per poter gestire al meglio le relazioni con gli altri.Persona
L’espressione delle emozioni
- Dante B. (a cura), Manuale di Psicologia della Percezione, Edizioni Edicusano, Roma, 2021
- Ekman P. e Friesen W.V., Giù la maschera. Come riconoscere le emozioni dall’espressione del viso, Giunti Psychometrics, Firenze, 2007