Escher, la curiosa mostra
Chi non conosce Maurits Cornelius Escher? Quando pensiamo a questo artista olandese (1898 – 1972), ci viene in mente una combinazione di elementi fantastici e matematici. Autore di stampe, era specializzato soprattutto nelle tecniche della xilografia e della litografia. Dopo gli studi di architettura, si dedicò alla formazione da incisore all’accademia di Haarlem. Durante la sua carriera si ispirò a Piranesi e ad altri incisori del passato, ma anche ad artisti come Van Eyck o Parmigianino, soprattutto nell’uso degli specchi convessi.
Geometrie impossibili, quadrati che diventano pesci e ancora uccelli, uomini che tornano quadrati... l'artista ci fa perdere nei sentieri dei suoi mondi fantastici! Escher si servì di forme geometriche che furono alla base di stampe di un’estrema raffinatezza tecnica; la componente bizzarra, fece avvicinare Escher al surrealismo. Conosciamo tutti le sue vedute di strani edifici immaginari, nei quali l’artista fece uso delle illusioni ottiche, come la realizzazione di scale che sembrano scendere e salire allo stesso tempo. Escher distrugge con rigore geometrico e metodo matematico uno dei capisaldi della cultura occidentale: la prospettiva.
Prima di immergerci nella visione delle sue opere in mostra, voglio raccontarvi qualche curiosità, per stuzzicare il vostro interesse.
1.- Nel 1922, e poi nel 1936, Escher visitò l’Alhambra di Granada, i cui mosaici furono di grande ispirazione per le sue opere: infatti il suo sistema di lavoro consisteva in una suddivisione geometrica della superfici, già in uso nella decorazione musiva dell’architettura antica.
2- Dal 1923 al 1935 Escher trascorse in Italia quelli che definì “gli anni più felici e produttivi” della sua vita. Lo affascinarono particolarmente i paesaggi della costiera amalfitana. Fu proprio a Ravello che conobbe il grande amore della sua vita, Jetta Umiker, con cui si sposò a Viareggio nel 1924 - abitò al civico 122 di via Poerio, nel quartiere di Monteverde vecchio.
3- Il successo di Escher si deve anche a un articolo pubblicato da Martin Gardner nella colonna “Mathematical Games” nel 1961. Il pezzo fece conoscere l’artista a un pubblico molto ampio oltre che ai matematici.
4- Escher divenne anche uno dei simboli della cultura hippie: le sue immagini psichedeliche furono scelte come copertina per l’album dei Pink Floyd "On the run", a cui concesse l’uso di una sua litografia. Anche Mick Jagger gli chiese di disegnare la copertina per il suo disco "Let it bleed", ma l’artista si rifiutò.
5- Nel film “Labyrinth – Dove tutto è possibile” di Jim Henson (1986), la protagonista Sarah ha in camera un poster dell’opera di Escher “Relatività”. Si ritroverà lei stessa catapultata in questo scenario una volta giunta al castello del re dei Goblin, interpretato da David Bowie.
Riferimenti chiari alle sue opere – soprattutto a Case di scale – si trovano anche nella saga di Harry Potter, con le rampe fatate di Hogwarts o in Una notte al museo III, con una intera sequenza girata “dentro” al quadro.
L'arte di Escher nasce dalla capacità di lasciarsi stupire, meravigliare dalla realtà e dalla natura, viste attraverso la lente deformante ma rigorosa della geometria. E noi, riusciremo a comprendere la sua ironia e genialità?
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Arte, artisti, pittura
- https://www.raicultura.it/arte/foto/2021/09/Escher-0b7a6054-a1e8-4bed-9d42-c14206d41d2f.html - https://mcescher.com/
- M. C. Escher, grafica e disegni
- Taschen Editore - Nell'occhio di Escher, di Maurits Cornelis Escher, Federica Pirani, Bert Treffers, Lidy Peters - Elevata Editore