Emoticon: l’immagine delle emozioni
Nell’ultimo trentennio abbiamo assistito ad un netto cambiamento nel modo di comunicare le emozioni. Tutto ha avuto inizio nel 1982 quando l’informatico statunitense Scott Elliot Fahlman, mettendo insieme due punti, un trattino ed una parentesi, ha dato vita alla prima faccina :-) della storia, rivoluzionando così totalmente il modo di esprimere e trasmettere le emozioni e innescando il dilagare di un nuovo fenomeno: l’emoticon.
Le emoticon, dette anche faccine o smiley, sono riproduzioni stilizzate delle principali espressioni facciali umane che esprimono un’emozione ed ormai sono entrate a far parte a pieno titolo della nostra comunicazione quotidiana. Inoltre, l’esigenza sempre più pressante di comunicare a distanza, rapidamente e in modo estremamente sintetico ha creato il terreno fertile per il dilagare di questa nuova modalità di espressione delle emozioni. Le emoticon o emoji diventano oggi sempre più elaborate e colorate, estremamente differenziate in modo da rappresentare al meglio le emozioni anche nelle diverse sfumature ed intensità. Nell’era digitale, in questo contesto di grande trasformazione della comunicazione in cui la gestualità, la mimica facciale, il contatto e la relazione vis a vis non trovano più la loro collocazione, si preferisce dunque una faccina o l’immagine di un’azione per esprimere in sintesi ciò che proviamo o pensiamo.
Questo fenomeno di massa, emerso con l’avvento e il diffondersi di internet, ha comportato inoltre un uso ormai quasi inconsapevole dell’emoticon soprattutto tra i nativi digitali che hanno appreso così nuove regole espressive per soddisfare il loro bisogno di comunicare e di trasmettere emozioni.
Dietro a questo fenomeno si nasconde però un pericolo e cioè, se da una parte dobbiamo riconoscere, soprattutto ai giovani, una grande capacità di sintesi, dall’altra si registra un’incapacità di verbalizzare i propri stati interiori e dunque la possibilità che si vada incontro ad un analfabetismo emozionale che, come è noto, ha conseguenze di spessore rispetto allo sviluppo equilibrato dell’individuo.
Lo sviluppo della competenza emotiva nell’individuo passa indubbiamente nelle relazioni quotidiane tra genitori e figli, nell’interazione sociale, nella relazione concreta e autentica con l’altro che, tuttavia, sono oggi sempre più luoghi e tempi rari; è proprio in questi contesti che il bambino apprende l’empatia e il lessico emotivo, impara a regolare, trasmettere e riconoscere reciprocamente i propri e altrui stati emotivi, ottenendo informazioni sull’interazione stessa e sui comportamenti da adottare, ma soprattutto riuscendo a maturare una consapevolezza rispetto al fatto che le emoji sono strumenti simpatici da usare ma non indispensabili e che trasmettere le proprie emozioni in modo diretto è qualcosa di insostituibile e di meraviglioso.Persona
L’emoticon ha generato una rivoluzione comunicativa delle emozioni senza precedenti.
Dante B. (a cura), Manuale di Psicologia della Percezione, Edizioni Edicusano, Roma, 2021