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Anche gli animali hanno un’anima

| Antonio Finocchiaro | 2024
Ancora negli anni ‘80 la Psicologia in Italia faceva fatica ad acquisire quella dimensione professionale che solo con la legge che ha istituito l’Ordine degli Psicologi, nel 1989, ha permesso di avviare quel percorso che ha portato la Psicologia a essere non più una disciplina dell’area umanistica ma di quella scientifica e poi sanitaria. Ad una lezione del primo anno alla Sapienza di Roma, la Professoressa ebbe uno scontro con noi studenti perché riteneva che gli animali non sognassero e si inviperì' quando uno studente più coraggioso obiettò: - forse lei non avuto mai un cane in casa! - Credo sia esperienza di chiunque abbia avuto cani e gatti in casa che la esimia professoressa avesse preso una cantonata. La sua insistenza si basava sulla credenza, allora diffusa anche tra gli accademici, che a dire il vero perlopiù erano provenienti da altre discipline, che solo l'uomo fosse dotato di capacità intellettive, di sentimenti, di conoscenza dell'ambiente, di senso del tempo, di pianificazione mentre gli animali avessero solo schemi mentali e di comportamento semplici e stereotipati. Aldilà dei grandi progressi della Psicologia sperimentale, della Neuropsicologia e di quella Comparata, l’osservazione sul campo a volte ci dà informazioni così evidenti la cui validità non possiamo che accettarla anche senza il rispetto delle regole sperimentali. Le mie amiche pelose, ad esempio, attendono pazientemente il suono della sveglia per venirmi a salutare, ma se capita che mi possa svegliare più tardi e sposto la sveglia più avanti, con incredibile precisione sono loro a svegliarmi! Negli ultimi due secoli, la Psicologia scientifica e in particolare quella comparata attraverso tantissimi esperimenti ha di fatto via via disintegrato le definizioni di intelligenza che erano in definitiva collegate a ciò che differenziava le capacità umane rispetto a quelle del resto mondo animale. Ricordo l'imbarazzo degli accademici quando la gorilla Koko non solo imparò a parlare attraverso il linguaggio dei segni, non solo attraverso quel linguaggio espresse sentimenti, emozioni e stati d'animo dimostrando di avere capacità di pensiero astratto, Koko non si limitò a comunicare con gli umani ma insegnò il linguaggio dei segni ad altre scimmie dimostrando la capacità della trasmissione delle esperienze transgenerazionale. I recenti studi sono molto concentrati sulla definizione di coscienza, chissà se un giorno si scoprirà che anche gli animali abbiano consapevolezza di sé e che la vera differenza è la loro poca predisposizione all’uso della forza se non per scopi difensivi o per necessità di sopravvivenza, mentre noi siamo capaci di prevaricare, di sopraffare solo per il piacere di farlo: questa sì sembra essere una peculiarità tutta umana.
MACRO AREA TEMATICA
Psicologia comparata
FOCUS
Capacita’ intellettive degli animali
BIBLIOGRAFIA
  •  F. Patterson, E. Linden, “The Education of Koko”, 1981